Lo strano caso della donna che perse l’ironia per un giorno

Che risveglio inusuale, pensó. Si sentiva strana, stranissima. Fece una corsa al bagno per guardarsi allo specchio. Tutto era uguale a prima. Gli occhi erano due, il naso era sempre lì, così come le orecchie. La bocca pure, una. Le mani stavano al loro posto. Però c’era qualcosa in lei di diverso. Di inspiegabilmente diverso. Si ma cosa?

Guardó l’orologio e si rese conto che se non si fosse sbrigata avrebbe fatto tardi a lavoro. Si diede una mossa. Si vestì e poi corse alla fermata del bus.

Insieme a lei c’erano due ragazzi ad aspettare il bus che commentavano alcune foto scattate la sera prima. “Mamma che faccia che hai. Avevi visto un fantasma? . Hai l’espressione terrorizzata.” E l’ altro guardando la medesima foto in risposta rideva a crepapelle.

Lei li osservó, sbirció la foto e invece di trovarci qualcosa di divertente rabbrividì al solo pensiero dell’esperienza ultraterrena che il giovane aveva dovuto affrontare la sera prima.

Si sentiva decisamente strana.

Arrivò in ufficio con ben due minuti di ritardo e incominció a rammaricarsi. Lo raccontó con fare estramemente serio alla collega, la quale le rispose: “fai attenzione che la prossima volta ti decurtano la stipendio.” e mentre lo diceva rideva.

Lei rimase agghiacciata a quella notizia e si apprestó a chiamare l’ufficio del personale per scusarsi dell’ccaduto, promettendo che non si sarebbe verificato mai più.

Rimase basita quando anche dall’altro lato del telefono ci fu una grassa risata come risposta, a cui però, di fronte al suo più sincero rammarico, seguirono parole di rassicurazione che per ben soli due minuti di ritardo niente le sarebbe potuto accadere.
Durante la pausa pranzo sentì una strana conversazione tra due sue colleghe e ciò che la terrorizzó di più fu la frase che una delle due disse all’altra: ” Se continui a mangiare così quest’ estate ti trasformerai in una boa.” L’altra per tutta risposta le rise in faccia.

Come poteva una persona sana di mente dinanzi ad una tale notizia terrificante ridere come se niente fosse?

Subìto smise di mangiare con la paura che il suo tramezzino al prosciutto avesse la capacità di trasformarla in un oggetto qualsiasi.

Di ritorno a casa corse nuovamente davanti allo specchio per capire cosa c’ era di strano.

Apparentemente nulla era cambiato. Ma era qualcosa di più profondo che era mutato. Qualcosa che andava al di là dell’aspetto fisico.

Si sentiva catapultata in una nuova dimensione. Di cui non conosceva le regole o non le capiva.

Prese un’aspirina e si mise a letto, confidando in un sonno ristoratore.

Dormì profondamente e quando si sveglió corse in bagno. Aveva i capelli arruffati e mentre si guardava allo specchio non poté fare a meno di pensare che sembrava un porcospino. Sorrise a quel pensiero.

Uscì di casa e alla fermata del bus, ascoltando i commenti di due donne su una foto di un uomo: “guardalo sembra cicciobello, ” non poté fare a meno di ridere.

Si sentiva decisamente meglio. Non capiva il perché ma era così.
Compró il suo solito giornale e in prima pagina un titolo a caratteri cubitali catturó la sua attenzione. “Virus mangia-ironia colpisce metà popolazione.” Si trattava di un virus dalla provenienza ancora poco chiara, che aveva colpito buona parte della popolazione. Era per lo più asintomatico. Fatta eccezione per la sua capacità di disattivare la capacità di fare e comprendere l’ironia. Durava fortunatamente solo un giorno. Ma alcune persone erano cadute nella più totale disperazione. Come il caso di un comico che aveva perso il lavoro perché non riusciva più a fare battute.
Ora le era tutto chiaro. Ecco perché si sentiva scollegata da tutto e da tutti. Il virus aveva colpito anche lei.

Aveva vissuto un giorno senza ironia.

In pochi istanti rivisse la sua vita, quei momenti in cui l’ironia come una grande amica e alleata l’aveva salvata, le aveva fatto affrontare situazioni di disagio allegramente, senza prendersi troppo sul serio.

Le era bastato un solo giorno senza, per scoprirne il valore inestimabile.

Un posto nel mondo

Ci sono persone che nascono con un’idea, quella di fare cose grandi nella vita. Si sentono come investite di una responsabilità per cui la loro vita ha senso in quanto dovranno fare del bene all’umanità. Estremamente centrati, concentrati a perseguire questa missione, niente può distrarli. Se cadono si rialzano. Sicuri del proprio cammino.

Lei sapeva di non fare parte di quella categoria. Credeva nel destino. In quello che la vita le avrebbe riservato e confidava nella vita, nella sua capacità di scompigliare le persone, anche le più visionarie. Quando tutto sembrava remarle contro, lei sapeva che la vita sarebbe venuta in suo soccorso con una creatività che avrebbe fatto invidia al più grande regista di fama mondiale.

Non si sarebbe mai sognata di dire: “ Il destino lo costruisco IO.”

In che modo puoi costruire qualcosa che non conosci? Non sentiva l’urgenza di un’esistenza votata alla risoluzione delle grandi problematiche dell’umanità. Ovvio che facesse le cose che facevano gli altri. Aveva studiato, si era laureata, poi aveva trovato un lavoro, si era sposata e aveva messo su famiglia.

In quella linearità sorprendente viveva mille vite rocambolesche. Dove ogni giorno era diverso dall’altro. Quando si svegliava la mattina percepiva sempre che qualcosa di ignoto e inafferrabile le sarebbe potuto accadere. A volte non vedeva l’ora, altre, invece, ne aveva timore.

Il suo unico principio in nome del quale muoveva le sue azioni era la libertà. Libertà di poter esprimere la propria essenza. E come era attenta alla propria libertà in egual misura era attenta a quella degli altri. Tutto doveva accadere in estrema naturalezza. Non opprimeva le persone che conosceva a frequentazioni assidue. Non cercava a tutti i costi di accondiscendere gli altri pur di avere degli amici. Tutto ciò che mancava di autenticità non faceva per lei.

L’autenticità e la libertà sono amici del destino. Sono ciò che consentono alla vita di esprimersi nella sua più totale creatività. L’ottusità e la rigidezza al contrario le pongono dei limiti. Di questo era fieramente conscia.

E certo che la vita nulla le aveva risparmiato e nulla le avrebbe risparmiato. Nonostante tutto anche ella aveva dei suoi progetti. Ma non li mandava avanti per la vanagloria o per dimostrare agli altri o a sé stessa di valere qualcosa. Lei li affrontava con l’entusiasmo di un don chisciotte, lottava fino allo strenuo delle sue forze senza però limitare la libertà della vita. Sebbene si impegnasse tanto, era consapevole che, non trattandosi di una regola matematica, il successo non era scontato. Ma ciò per cui lo faceva era diverso dalla fama, o dal riconoscimento. Era per trovare un posto nel mondo. Il suo posto nel mondo. E affidandosi al destino, o alla vita, sapeva che quel posto non avrebbe mai avuto i contorni ben definiti e che in un periodo poteva essere in un modo per poi mutare drasticamente in un altro.

Le sue esigenze cambiavano e di questo non aveva paura. Aveva paura solo di non avere un giorno più l’energia per assecondarle. Perché lasciarsi andare alla vita, lasciarsi guidare, sorprendere, annoiare, eccitare, esaltare, era un qualcosa che richiedeva grandissime energie. Voleva dire non perdere mai la prospettiva giusta, ovvero che la vita è sorpresa. Che a volte toglie e a volte dà, e bisogna essere sempre pronti nell’uno o nell’altro caso.

La donna fece cose meravigliose nella sua vita, ma le fece con leggerezza, senza rivendicarne mai la totale paternità. Conscia di quanto la vita ci aveva messo lo zampino affinché potesse portare a termine tali imprese.

La morte la sorprese ancor più della vita, perché sopraggiunse proprio nell’attimo in cui forse, si era illusa di aver capito qual era il suo posto nel mondo; subentrò, con un colpo di scena e la portò via con sé.

La sorpresa fu tale che non si lasciò spaventare, e con lo stesso coraggio con cui aveva accettato tutto ciò che la vita le aveva proposto fino a quel momento, seguì la morte.

Pronta per la sua ultima grande avventura.

Perché è importante scrivere contenuti che siano scorciatoie preziose per i tuoi lettori

Quando scrivi contenuti per il web devi tenere in grande considerazione una risorsa preziosa per i tuoi lettori: il tempo. Scrivere contenuti che non facciano perdere loro del tempo prezioso e che siano considerati scorciatoie grazie alle quali arrivare subito a ciò che stanno cercando, è ciò può fare davvero la differenza per i tuoi testi.

Ho diversi libri sulla mia scrivania che parlano di scrittura per il web, copywriting e blogging, e di tanto in tanto, mi piace rileggerli a mo’ di bibbia, per riscoprire cose importanti per questo mestiere, o per impararne di nuove, che in una prima lettura mi erano sfuggite.

Oggi mi è capitata questa frase illuminante: ” Diventa una scorciatoia intelligente per le persone. Passerai così dallo scaffale delle aziende che vogliono vendere qualcosa a tutti i costi a quello delle risorse preziose da conservare con cura.” ( cit. tratta dal libro “Seo & Content – Content marketing efficace e strategie seo vincenti” Salvatore Russo e Ale Agostini – Hoepli)

Ogni autore di contenuti per il web dovrebbe tenere a mente la risorsa tempo quando pensa al proprio pubblico. Una risorsa la cui scarsità è dettata sempre di più anche dagli items utilizzati per effettuare le proprie ricerche online. La scansione di un testo letto da smartphone viaggia alla velocità della luce. Se il lettore non è aiutato in questo, abbandonerà la pagina in men che non si dica.

La lettura di un testo online avviene attraverso la famosa scansione ad F: la prima porzione del testo viene letta per intero, poi si assottiglia sempre di più fino ad arrivare a formare la lettera effe. Ecco quindi che diventa ancora più fondamentale scrivere contenuti che soddisfino la richiesta dei lettori fin da subito.

Oltre alla scansione avere cura del tempo dei propri lettori credo sia sinonimo di rispetto nei loro confronti. Molte volte mi capita nelle mie ricerche di imbattermi in testi che contengono la risposta alla fine di pagine e pagine di preambolo pressapoco insignificanti.

Un testo lungo non è sempre sinonimo di contenuto accurato o interessante. Il più delle volte non lo è se non viene strutturato in maniera adeguata. Per rispetto del lettore è opportuno quindi seguire la struttura della piramide inversa: concentrare il succo dell’argomento all’inizio del testo e poi proseguire con gli approfondimenti. In questo caso il lettore potrà verificare subito se il contenuto è la risposta alla sua query ed ha libera scelta di proseguire nella lettura oppure no. E qui subentra la bravura dello scrittore ad indurre il lettore a continuare e a non abbandonare.

Quando rispettiamo il tempo e la libertà del nostro lettore egli ci premierà con la sua fedeltà, conscio di poter trovare in modo semplice e veloce le risposte alle sue domande sul nostro sito o blog con approfondimenti utili e interessanti.

Perché è fondamentale la revisione di un testo: tecniche principali

La revisione è necessaria per realizzare testi che siano privi di errori grammaticali, di battitura e significati ambigui. In quest’articolo scoprirai quanto sia importante e alcune tecniche semplici da applicare.

Succede sempre la stessa cosa, come se la vita professionale di un blogger fosse un eterno loop: dal momento in cui ti viene commissionato un lavoro a quello della consegna il tempo è strettissimo.

A te sembra sia passato un nano secondo dal momento in cui hai iniziato a scrivere la prima parola sul tuo bel foglio bianco word a quello in cui ricevi la notifica di sollecito per la consegna del testo; in realtà il tempo è andato avanti inesorabile, indifferente delle tue esigenze. E ora sei costretto a correre più veloce della luce per fare un minimo di revisione al tuo testo.

Gli esperti di settore consigliano di prendere tempo, (ad avercelo!), di lasciare il testo che hai scritto lì, da solo, per qualche giorno, prima di passare alla revisione. Ma nella maggior parte dei casi il giorno in cui ti viene commissionato il lavoro coincide con quello del reperimento delle informazioni, della stesura del testo e quello successivo con quello della consegna.

Esagerata? Forse, un pochino. Comunque ciò che conta è che abbia trasmesso l’ansia con cui un blogger si appresta a scrivere un testo. Ansia che si triplica quando decide di fare al testo un minimo di revisione.

Ma a cosa servirà mai la revisione? Se state pensando che nella maggior parte dei casi i vostri testi sono ok alla prima stesura, allora due sono le cose: o siete dei geni della scrittura o siete blogger alle prime armi.

La prima stesura di solito fa veramente schifo. Ecco perché la revisione è necessaria. Anche se vi costerà alzarvi alle 5 del mattino prima di consegnare il testo, credetemi, ne varrà la pena. Sarete sicuri di aver consegnato un testo perlomeno decente.

Quali sono i miei modi di fare revisione?

Innanzitutto i miei amici. Fortunatamente nessuno dei miei amici fa questo lavoro. Quando parlo loro di blog pensano che io scriva il mio diario segreto e se chiedo loro cose di web marketing mi guardano come se fossi un alieno.

Perché allora faccio leggere il mio testo proprio a loro, ignoranti (nel senso che ignorano l’argomento)? Perché se loro capiscono un testo sull’inbound marketing o su qualsiasi altra tematica, io so di aver vinto un premio nobel.

In secondo luogo leggo ad alta voce. Quando leggo ad alta voce mi accorgo subito se c’è qualcosa che non va. Se un periodo è contorto, per esempio. E poi riesco a leggere tutto e non salto i paragrafi come quando leggo in silenzio.

D’altronde la revisione serve proprio a questo: a scoprire tutto quello che non va, come quelle parole che tanto mi piacciono ma che sono inutili e potrebbero essere sostituite con altre capaci di dare maggiore significato al discorso.

Durante la revisione mi capita di cambiare ampie parti del testo perché mi rendo conto che la logica e la chiarezza scarseggiano.

Ecco perché è importante: mi aiuta a capire se quello che ho scritto è comprensibile e coerente con gli obiettivi e i lettori.

Se avete poco tempo a disposizione, organizzatelo anche in base alla revisione: non ve ne pentirete. Parola di blogger!

Come, quando, perché aggiornare il proprio blog

L’aggiornamento del blog deve essere costante, esso rappresenta il nostro curriculum vitae “parlante”; ci consente di allenare la nostra penna e ci tiene sempre in contatto con i nostri follower.

Questa signore e signori è la più grande sfida per un blogger: trovare il tempo per aggiornare il proprio blog. Le idee sono tante, ti frullano nel cervello quotidianamente, ma trovare il tempo per crearci un post per il proprio blog, diventa una vera e propria impresa.

Il fatto è che il mestiere di blogger per sua natura ti espone a continue sollecitazioni mentali, ispirazioni. Leggi un libro e pensi: “Dopo scrivo un post su questo libro. E’ davvero interessante.”; segui un corso fantasmagorico in comunicazione e pensi che merita davvero una menzione nel tuo blog; scopri una startup che fa cose strabilianti e non vedi l’ora di intervistare questi ragazzi che all’età di vent’anni hanno partorito un business così geniale.

E mentre pensi a tutto questo il tempo passa inesorabile e tu sei lì a macinare articoli per clienti, perché è il tuo lavoro e ti pagano per quello. Però in un angolo remoto del tuo cervello, c’è sempre quella luce accesa che ti ricorda che il tuo blog è lì da mesi senza un post nuovo, che ha bisogno di una linea editoriale, di qualcosa che urli al mondo le tue abilità professionali.

Poi arriva il giorno in cui per curiosità ritorni sopra il tuo blog e scopri che tutto sommato non ci sono articoli malvagi. Che forse una coerenza ce l’hanno le cose che ci hai buttato dentro. Il fatto è che al tuo blog sei legato da un sentimento. Grazie ad esso ogni tanto ti sei guadagnato qualche feedback positivo che ti ha cambiato la giornata e ti ha dato la certezza che in fondo qualcosa la sai pur fare.

Però non ce la fai a vederlo proprio come un lavoro. Sai che dovrebbe essere aggiornato periodicamente, sei consapevole che hai iniziato una categoria all’interno di esso che poi andava sviluppata. Sai tutto questo. Ma ti concedi il lusso di lasciarlo andare così come è, così come il tuo momento dice che dovrebbe essere. Lo lasci e lo riprendi, ma non ne puoi fare a meno. Perché è ciò che ti ricorda quanto sia importante per te l’atto della scrittura. Quella cosa che partendo dalla mente e passando per le dita delle tue mani, che vorticose digitano sui tasti, è capace di mettere in ordine pensieri sparsi in un post che ha senso.

Perché è importante per un blogger studiare e informarsi anche in periodi di magra

Succede che dopo un periodo in cui tutti ti vogliono, ti tirano di qua, ti tirano di là, tonnellate di email che ti ricordano che la scadenza incombe, poi improvvisamente il nulla.

Controlli l’email più volte al giorno e non scorgi nulla all’orizzonte. La quiete dopo la tempesta, quella che quando lavoravi da matti, ti eri ripromessa, di affrontare non con scoramento, ma in giro per la città a fare shopping, a rilassarti sul divano, a vedere finalmente una serie tv.

E invece come in preda ad una crisi sentimentale, sei lì che guardi il monitor e ti disperi perché non c’è una fottutissima email importante che troneggia tra le notifiche. Solo spam e pubblicità.

E’ proprio in questi momenti che si misura la vera forza di un blogger. Quando tutto sembra favorire la disperazione, tu invece di abbatterti, fai una cosa che gli altri non  fanno. Studi. Ti prepari. Scrivi.

Studiare aiuta a trovare fonti di ispirazione, idee nuove da proporre, progetti nuovi in cui cimentarti.

La preparazione è tutto. C’è un corso che avresti voluto fare da sempre, ma per mancanza di tempo non hai mai potuto seguire, ora è il momento giusto per farlo. C’è un webinar su una delle tematiche che ti appassionano di più? Non esitare a vederlo. C’è un evento dal vivo? Ecco quella un’occasione da non perdere per fare public relation ed aumentare il tuo network. Hai sempre pensato che il tuo profilo linkedin avesse bisogno di una spolverata? Datti da fare ora, prima che ritorni il periodo di piena e non avrai più il tempo di fare nulla.

Come i grandi atleti,  anche i blogger hanno bisogno di allenarsi in previsione della prossima gara. 

Perché è necessario il conteggio delle parole di un post

Le parole sono importanti e per noi blogger anche dal punto di vista numerico. Il conteggio delle parole è una cosa che, anche se ci pesa, dobbiamo tenere in grande considerazione. In quest’articolo vi spiegherò il perché.

Questo è un argomento che scotta signori. Nessun blogger ve lo confesserà mai, ma quando ci viene chiesto durante un colloquio di lavoro: “Da quante parole deve essere composto un testo?” Tutti dentro di noi, incominciamo ad avere dei moti intestinali non indifferenti. Ok, lo so, per mantenere una reputazione professionale, non dovrei dirle certe cose. Ma alla fine credo che sia un po’ la verità di tutti i blogger. Noi con i conteggi delle parole non ci vogliamo avere a che fare. Mica siamo ragionieri? Siamo quelli dotati di estro creativo, quelli che partoriscono testi originali, preziosi, pieni di valore. E ad onor del vero, da quando hanno messo in mezzo questa seo, ci hanno un po’ rotto le uova nel paniere.  Poi da lì si è iniziato a parlare anche di seo copywriting e così tutti noi, grandi , umili penne, al servizio della creatività letteraria, siamo dovuti scendere a compromessi. Abbiamo dovuto iniziare ad introdurre nei nostri testi, i conti, perché altrimenti sto fottutissimo motore di ricerca, avrebbe fottuto noi e la nostra professione.

Fortunatamente non ho il terrore della lunghezza del testo, perché di mio sono abituata a scrivere polpettoni, testi abbastanza corposi, per cui raramente vengo richiamata all’appello sul conteggio delle parole.

Stesso discorso per le parole chiave. Il mio testo non è ragionato sulle parole chiave. Mi spiego meglio. La parola chiave per me è la tematica che affronterò all’interno del post. Quindi, sapendo bene ciò di cui sto parlando, sicuramente citerò la parola magica più di una volta. Per cui non è che mi metto a verificare le keywords all’interno del testo.

Un piccolo bagliore di luce si è intravisto quando è stato ufficialmente dichiarato che il motore di ricerca prediligeva testi significativi. In quel momento, sono onesta, tra me e me, ho pensato, forse la finiamo di  contare? E invece no. Ci vuole quello e quello. grrrrr

Riprendendo la domanda iniziale: “Ma tu le conti le parole?” Volete la risposta pubblica o “segreta? :-))))