No Caffeina No Blogging: intervista a Federica Segalini

Per la categoria No Caffeina No Blogging ho l’onore di presentarvi la mia prima intervista ad una copywriter e blogger professionista, Federica Segalini, autrice del blog  NuoviConTesti, e della omonima pagina Facebook dove propone alla sua community esercizi di scrittura creativa che aiutano a riscoprire il valore delle parole.

Federica è stata al gioco rispondendo alle mie domande, raccontando il suo rapporto con il caffè e facendomi dono della sua tazzina storica di caffè.

Buona lettura a tutti!

Quando e dove bevi la tua tazzina di caffè?

[Federica]
La verità è che bevo poco caffè.

[Simona]
Incominciamo bene! E io che pensavo che un blogger senza caffè non esistesse 😉

[Federica]
Il caffè mi piace molto, ma prenderlo nella tazzina non è una mia abitudine quotidiana. In compenso metto tanto caffè nel latte, ogni mattina, per colazione. Però, quando mi capita di bere il caffè puro, cerco di berlo bene. Di solito lo preferisco senza zucchero e lo sorseggio tiepido quando incontro persone o in occasioni particolari. Non è una routine, ma è l’indizio che mi trovo in un momento importante.

 

Quanto ha influito il caffè sulla tua carriera di blogger?

[Federica]
Pur non essendo una bevitrice seriale, il caffè è entrato nella mia attività di blogging fino a diventare una piccola metafora di vita che ho anche raccontato in un articolo di qualche tempo fa. Gradisci un caffè lento?

[Simona]
Si grazie, molto volentieri :-)) Scherzi a parte…l’articolo è davvero interessante consiglio a tutti di leggerlo!

La prima cosa che fai la mattina in quanto blogger: un selfie con la tazzina di caffè?

[Federica]
Tocca proprio a me sfatare il mito del blogger con la tazza di caffè sempre vicina? Sono già fuori dai giochi: non mi faccio quasi mai selfie, non bevo caffè come abitudine e, come risultato finale, non ho neanche un selfie con la tazzina di caffè. E allora cosa ci faccio qui? Che specie di blogger sono?

[Simona]
Eh già me lo chiedo anch’io 😁

La tua prima foto di rito con te seduta davanti al pc e la tazzina di caffè?

[Federica]
La mia prima foto di rito al pc e con la tazzina di caffè… non esiste.

[Simona]
Ma Federica sicuro di essere una blogger? Fossi in te avrei seri dubbi. Niente selfie con il caffè, niente foto di rito. C’è qualcosa che non va in tutto questo. Sono perplessa…😎

[Federica]In compenso ho foto di mani bambine che mescolano il caffè del nonno alle feste di paese

[Simona]
Che bella questa immagine… Grazie per averla condivisa con noi!

[Federica] Oppure di tazzine vuote, tutte diverse e colorate, come i bicchieri sopravvissuti alle mille cadute – estratte dalla mia credenza, tranne un servizio bellissimo di 12 tazzine, l’unico tutto coordinato e con decori dorati, ricevuto in regalo e mai utilizzato al completo per la funzione ufficiale a cui era destinato. Sono ancora sicura di essere una blogger? Forse no 😉

[Simona] Me lo sto chiedendo anche io 😁

La scelta delle tazzine per i tuoi scatti fotografici?

[Federica]
Nel mio caso sono le tazzine a voler essere fotografate, soprattutto le più vecchiette: non si vergognano. D’altra parte mi succede di comprare una tazzina singola ogni tanto, specialmente se mi piace per forma e colore e soprattutto se è spaiata rispetto alle altre che ho, e la aggiungo alla tavolozza di bicchieri, ciotole, altre tazzine preesistenti. Prima compro le tazzine e poi, quando diventano parte della mia vita, inizio a fotografarle di soppiatto così non se ne accorgono, non si mettono in posa e non mi fanno le boccacce. Amo ogni forma e colore, l’importante è che siano tutte diverse e stiano bene messe vicine l’una all’altra nella loro unicità. Se c’è qualche pezzo di famiglia o legato a ricordi belli, anche scolorito o con i segni del tempo, è meglio ancora. Allego all’intervista una delle mie tazzine preferite, ricordo di gioventù con una sobria fantasia mucca pezzata.

[Simona]
Complimenti per il coraggio, una tazza con la fantasia mucca pezzata non è da tutti. Te ne devo dare atto😁

I blogger sono tutti esperti di caffè?

  1. Si
  2. No
  3. Ma chi se ne frega (concordo con te)

[Federica]
Sarei felice che i blogger fossero esperti di caffè, così imparerei tante cose leggendo. Ma sarei felice anche se non ne fossero esperti, perché vorrei conoscere tutte quelle storie parallele che parlano di caffè, del suo profumo e dei posti in cui si spande, dei cucchiaini che tintinnano quando passi vicino alle case con le finestre spalancate o ai bar con le porte aperte in estate, delle tazzine sbeccate che dentro la credenza o a testa in giù nello scolapiatti bisticciano con quelle perfette e un po’ vanitose.

[Simona]
Che bella idea raccontare delle storie legate al caffè, dei riti legati al caffè, delle tazzine e delle loro vite uniche…

Il primo insegnamento che daresti ad un blogger alle prime armi sul caffè ovviamente ?

[Federica]
Da blogger atipica, proverò a dare un suggerimento atipico e quasi serio. Proporrei di pensare il caffè (o la tisana preferita, o altro) come una fonte di percezioni sensoriali ed emotive. Anche se il caffè potrebbe essere molto lontano dalla materia da trattare, portare la mente al livello di percezioni concrete, reali, fisiche ci aiuta da subito ad avvicinarci al lettore e a mettersi nei suoi panni già nell’approccio che abbiamo a monte.

Un buon caffè davanti a noi, prima di scrivere qualsiasi cosa, potrebbe ricordarci che dall’altra parte dello schermo ci legge sempre una persona: potrebbe prendere il caffè e iniziare la sua giornata di lavoro proprio come stiamo facendo noi.

[Simona]
Concordo pienamente: scrivere per le persone che ci leggono è questo l’elemento fondamentale del blogging e concordo anche sul fatto che un buon caffè aiuta a metterci nei panni dei nostri lettori.

Il titolo di questa intervista è No caffeina no Blogging. Quanto concordi?

[Federica]
Ho già smentito tutto o quasi, che cosa potrei aggiungere ancora, prima che Simona mi cacci in modo definitivo dal suo blog?

[Simona]
Tranquilla! L’intento era proprio quello di smentire lo stereotipo del blogger con la tazzina di caffè e in questo mi sei stata di grande aiuto 😉

[Federica]
Il segreto sta sempre nelle piccole cose di ogni giorno e nel farle ogni volta in modo leggermente diverso, per trovare nuove prospettive, non rimanere in stallo e favorire spazi per la nascita di idee nuove.

Bevi il caffè quando ti pare e con tazzine sempre diverse, o tutte uguali se preferisci. Potrei avvicinarmi a te, blogger, non quando hai mille selfie tutti simili insieme alla tua tazzina preferita o differente da tutte, ma quando ogni volta sai parlarmi in modo nuovo di come il caffè abita nella tua vita.

[Simona]
Federica grazie per esserti messa in gioco! Di sicuro non rientri nello stereotipo di blogger professionisti (Dio sia lodato!); ci hai dato parecchi spunti importanti sul caffè e su come possa essere parte integrante della vita di un blogger in modo intelligente e non solo per scattare il selfie perfetto.

Breve vademecum per scrivere una direct email efficace

 

Direct mail, croce e delizia di tutti i copywriter e tuttora nonostante abbia letto qualcosa e l’abbia io stessa messo in pratica, riconosco che delle zone d’ombra persistono. Molti dei libri che ho letto sono americani e quindi gli insegnamenti vanno presi con le pinze perché c’è sostanzialmente una differenza nella lingua e nella mentalità. La lingua inglese ha meno sfumature rispetto a quella italiana, il che incide molto su determinate scelte di stile. Stesso discorso vale per la mentalità, quella italiana è ancora bacchettona sulla formalità di un certo tipo di corrispondenza.

Ovviamente l’interlocutore fa la differenza: se si tratta di start-up, o di aziende che appartengono all’ambito digital allora buona parte dei suggerimenti made in USA possono sicuramente essere consoni, ma quando il nostro interlocutore è la piccola azienda a conduzione famigliare, il negozio del quartiere, allora la mentalità tutta italiana può avere una grande influenza. Immagina di essere un’azienda che produce gazebo e durante una fiera hai preso alcuni contatti e ti hanno espressamente richiesto maggiori informazioni. Stiamo parlando di interlocutori non digital che rientrano nella seconda categoria a cui ti ho accennato poc’anzi per cui sei davvero combattuto tra un esordio vecchio stile ed uno un po’ più amichevole, perché del resto sempre nel 2020 siamo.

Ecco quindi un piccolo vademecum con delle semplici indicazioni su come impostare la tua email senza uscire troppo fuori dai binari e allo stesso tempo capace  di confermare l’interesse del potenziale cliente.

1. Una direct email deve essere un’email a tutti gli effetti

Cosa significa questo? Il valore della tua direct mail sta tutto nel testo che scriverai e poco nella scelta delle immagini. Anzi è opportuno dare poco spazio alle immagini e lasciarle per altre tipologie di contenuti, tipo la brochure. L’impostazione quindi deve essere quella di una normale lettera e deve contenere:

  • i saluti iniziali
  • il messaggio
  • saluti finali
  • PS se c’è necessità di inserirli

2. Formattazione e leggibilità del testo sono alleati del successo della tua direct mail

La formattazione del testo non deve essere assolutamente tralasciata pena la scarsa leggibilità della tua email, elemento imprescindibile per il successo del tuo email marketing. Ciò che conta è costruire un testo che non sia una corsa ad ostacoli per chi lo riceve. Quando viene recapitata una direct email ad una persona la sua riluttanza nel leggerla è elevatissima, se poi aprendola, ad un primo sguardo, la lettura gli risulta difficile, quasi sicuramente deciderà di cestinarla. Ecco il motivo per cui devi prestare la massima attenzione alla leggibilità della tua direct mail.

2.a  Suddivisione del testo in paragrafi e utilizzo di titoli e teaser

Devi suddividere il messaggio della tua email in paragrafi, altrimenti l’effetto è quello del famoso muro di parole, che farebbe desistere dal leggere anche il più interessato dei clienti. Ogni paragrafo può essere accompagnato da un titolo che aiuta il lettore nella scansione del testo e degli argomenti di cui tratta. Anche la funzione del teaser non è da sottovalutare in quanto essi servono ad invogliare  il lettore a continuare la lettura di email troppo lunghe. Un esempio potrebbe essere: “Ma non è finita qui…” alla fine di un paragrafo, lasciando intendere che seguono ulteriori informazioni nel paragrafo successivo.

2.b Utilizzo e scelta del font: tipologia e dimensioni

L’utilizzo del font è un altro elemento da tenere in grande considerazione e deve essere guidato dalle seguenti regole:

  • non è  il caso di utilizzare font troppo originali che richiedono uno sforzo da parte del lettore per decifrare le singole lettere.
  • utilizza una dimensione del font che sia facilmente leggibile per il tuo lettore
  • utilizza il font giusto per l’email; la scelta è tra Courier, Times New Romans e Serif
  • le dimensioni del corpo del font devono essere 13 o 14
  • sono ammessi solo due tipi di font diversi, uno per l’headline e l’altro per il bodycopy;
  • l’utilizzo di molti font diversi genera confusione

2.c Lunghezza del testo

La lunghezza del testo la decidi tu in base a ciò che di importante hai da dire. Ovviamente l’importanza dell’argomento è in relazione alla sua capacità di interessate l’utente e di trasformarlo in Lead.

2.d La firma

La firma è fondamentale e deve essere personale non a nome di un team. La firma personale accorcia le distanze tra te e il tuo lettore.

3. Il messaggio

Il primo step è concluso, hai definito il layout della tua email:

  • suddivisione in paragrafi
  • titoli e teaser
  • font (tipologia e dimensioni)
  • lunghezza del testo
  • firma

Ora sei finalmente pronto per la stesura della parte più importante della tua mail, il contenuto. E qui entrano in gioco altri fattori:

  • tone of voice
  • struttura del messaggio
  • Oggetto
  • Post scriptum

3.a Tone of voice

Il tone of voice deve essere caldo e accogliente, amichevole e genuino. Un linguaggio troppo formale fa risultare il messaggio artefatto e aumenta le distanze tra mittente e destinatario. Per evitare questo è opportuno valutare bene la scelta delle parole, soprattutto quando si tratta di termini tecnici, da utilizzare solo se strettamente necessari.

3.b La struttura del messaggio

La scelta della piramide inversa è molto efficace per la direct email:

  • titolo
  • paragrafo introduttivo chiaro e coinciso sui benefici che può offrire il tuo prodotto
  • approfondimenti

La descrizione iniziale ti aiuta a catturare l’attenzione del lettore sin dalle primissime righe, per questo è indispensabile condensare il messaggio principale all’inizio dell’email e poi concludere il paragrafo con un teaser per invitare l’utente a proseguire con la lettura.

Ma come posso fare a catturare l’attenzione del lettore? Cosa devo scrivere all’inizio dell’email? I benefici che gli utenti traggono utilizzando i tuoi prodotti. Se hai problemi a focalizzare i benefici dei tuoi prodotti esercitati a concludere queste frasi:

  • Il mio prodotto aiuta i clienti perché
  • Il mio prodotto aiuta i clienti perché attraverso di esso i miei clienti possono comunicare in maniera efficace

Continua fino a quando non avrai sviscerato tutti i benefici che il tuo prodotto può rappresentare per i tuoi clienti. Come avrai di certo notato l’attenzione del messaggio della direct email è totalmente concentrata sul lettore e sui suoi bisogni. Sì alla descrizione dei benefici del tuo prodotto, e anche delle sue caratteristiche ma sempre in relazione ai benefici.

In alternativa ai benefici puoi partire ponendo una domanda su un problema che può essere di interesse per il tuo lettore e poi indicare i tuoi prodotti o servizi come la possibile soluzione. E’ ovvio che per fare questo devi essere sicuro che i tuoi prodotti rispondano ai bisogni del tuo target altrimenti la tua email sarà considerata inevitabilmente spam.

Dopo aver introdotto quali benefici possono trarre i tuoi lettori puoi inserire anche alcune testimonianze dei tuoi clienti, senza però migliorarle, il lettore deve percepire che  c’è del vero in quello che gli stai scrivendo.

Lo scopo principale della direct email non è vendere ma è aprire un canale di comunicazione con i tuoi potenziali clienti, ecco perché bisogna porsi come obiettivo la costruzione di una relazione e non direttamente la vendita, questa va intesa come step successivo.

3.c.  L’oggetto

L’oggetto dell’email è un altro elemento da trattare con estrema attenzione. Esso deve anticipare il contenuto dell’email e può essere personalizzato inserendo al suo interno il nome del destinatario.

3.d. Post Scriptum

L’occhio del lettore cade subito sul PS per la sua posizione isolata, che lo colloca immediatamente dopo la firma. Normalmente esso viene inserito per comunicare notizie interessanti e quindi può catturare facilmente l’attenzione del lettore.

Esempio

Gentile Signor Tal Dei Tali,

(motivo della mail) le scrivo per fornirle ulteriori dettagli sui nostri gazebo che ha avuto modo di vedere dal vivo durante la fiera che si è tenuta a Torino lo scorso ottobre.

Il successo e la buona riuscita di un’esposizione outdoor in buona parte dipende dai gazebo.Bisogna essere pronti ad ogni contrattempo metereologico, raffiche di vento, pioggia insistente, utilizznado gazebo che sono impermeabili e resistenti. (benefici)

Essendo il suo, un evento in cui si parla di arte è altresì fondamentale un allestimento curato che  ponga grande attenzione anche al lato estetico. La nostra linea luxury è la proposta che fa al caso suo. Essa coniuga lo stile con un ‘elevata personalizzazione. Questo non siamo solo noi a dirlo ma soprattutto i nostri clienti.(testimonial)

Albert e Mary, due nostri clienti, ci hanno inviato il video di un loro evento che ha avuto come protagonisti i nostri gazebo luxury, a testimonianza della loro soddisfazione. Se vuole può visionarlo nella nostra videogallery.

Per ulteriori informazioni e dettagli non esiti a contattarmi.

PS

Questo mese potrà usufruire della promo dedicata alle festività.

Cordiali Saluti

Simona Fiore

Conclusioni

Strutturare una email nel modo più efficace è un gioco di equilibri tra destinatario, messaggio, prodotti. Trovare la chiave giusta per ogni lettore non è semplice ed è frutto di esperienza e di sperimentazione continua. Queste sono le conclusioni che ho tratto sulla costruzione di una direct mail secondo la mia esperienza. Se ti va di confrontarti sull’argomento sei il/la benvenuto/a.

A lezione di copy da QVC

Quattro giorni di influenza, il cervello ko e l’unica fonte di distrazione dalla febbre la televisione. E tra uno zapping e l’altro sono stata catturata letteralmente da un unico e solo programma, QVC Italia. All’inizio ero solo incuriosita dai prodotti, poi più la febbre scemava, più i miei neuroni si attivavano, più l’addiction al programma aumentava. Dai prodotti la mia attenzione si è spostata sui presenter e poi su ciò che dicevano, le parole che utilizzavano. Qualcuno potrebbe obiettare che l’attenzione era catturata dai prodotti e quindi era stato facile per me diventare una fan.

Eppure credetemi non penso di essere in target per tutti i capi presentati. Ma in poco tempo sono diventata fan del programma.

Mi sono detta che se qualcuno vuole iniziare a capirci di copywriting può farlo partendo proprio dagli script che utilizzano i presenter nel programma TV di Qvc.

Il tipo di comunicazione utilizzata si basa su tre elementi, perlomeno quelli che una me febbricitante ha colto al volo:

  • accuratezza
  • positività
  • empatia

1. Linguaggio accurato

La scelta delle parole è sempre accurata, mai lasciata al caso, per cui non sentirete mai frasi del tipo: “Non vogliamo farti perdere tempo”. Una frase del genere verrà  sapientemente sostituita con: “Sappiamo che il tuo tempo è prezioso”. Oppure “siamo consapevoli del valore che il tempo ha per te.” Le parole non sono buttate li a caso ma sono scelte con sapiente maestria. Si nota proprio questo nel presenter di QVC: la sua attenzione ai propri ascoltatori e al tipo di comunicazione piu adatta.

2. Positività

Per fare breccia nel cuore dei propri utenti è importante utilizzare una comunicazione  che non faccia luce sugli aspetti negativi fisici o caratteriali trattandoli per tali, ma li sottolinei in modo positivo. Un esempio è la vendita di stivaletti dal materiale elastico che li rende comodi anche per le donne che hanno il “collo del piede importante”.

Ecco che un difetto del piede che poteva essere defintio con aggettivi del tipo grosso, largo, grasso, nella descrizione su menzionata diventa “un collo del piede importante”.  Si nota subito che in questo modo la percezione del difetto in una comunicazione positiva cambia drasticamente in meglio.

3. Empatia

Enttambi gli esempi sopra citati sono le basi per la costruzione di una comunicazione empatica. L’attenzione alle esigenze del cliente è altissima. Le descrizioni dei prodotti e dei materiali sono totalmente focalizzati sulle esigenze dei clienti. Su di esse si costruisce un accurato storytelling, contestualizzando l’utilizzo di quella determinata maglia o pantalone o  scarpa che sia. Un esempio interessante è la vendita di una giacca da casa felpata, in diverse fantasie. Il presenter di QVC pone subito l’accento sull’utilizzo del prodotto, “quando si è comodamente a casa” , e ne sottolinea il vantaggio,  “per essere sempre presentabili anche quando ci chiama la vicina per essere aiutata con la spesa.”

Nella nostra memoria visiva scatta subito proprio quell’immagine così ben delineata dal presenter e ci immaginiamo pronte ad aiutare la vicina in maniera finalmente presentabile. Fare leva sul contesto fa sì che l’immedesimazione da parte del cliente sia immediata.

L’attenzione alla comunicazione è tale che QVC ha creato un proprio vocabolario, https://www.qvc.it/generic-pages/footer/il-tuo-shopping/le-parole-di-qvc.html,  grazie al quale l’utente riesce ad orientarsi tra le varie tipologie di offerte.

Scarsità e urgenza è ciò su cui fa leva questo vocabolario, e allo stesso tempo la sua condivisione pone l’accento sul senso di appartenenza a una community.

Conclusioni

Ecco un consiglio che mi permetto di dare a te che sei aspirante copywriter e non sai da dove cominciare: ascolta QVC e ti renderai conto di quanto possa essere importante una comunicazione efficace. Un altro consiglio che ti dó è quello di allenare i tuoi sensi a cogliere tutte le situazioni in cui ti rendi conto che la comunicazione messa in atto è quella giusta.

 

Esercizi di scrittura creativa: storia di uno humanhero

Ho comprato da poco “I quaderni Fandango – Scrittura creativa – 20 grandi autori e 70 esercizi” e ho subito colto l’occasione per mettermi alla prova. Ho scelto come esercizio quello che richiede un breve testo in cui ti ispiri ad un dipinto o ad un’opera d’arte, pensando ai sensi che evoca e alla storia che c’è dietro al personaggio.

La scelta è ricaduta su un quadro dell’artista napoletano Luca Carnevale, che troneggia nel mio salotto su una parete accanto al balcone. Quindi signori e signore sedetevi comodamente perché sto per  raccontarvi la storia di un rapporto tra un eroe e il suo lato umano, del rapporto invertito tra l’essere umano e l’eroe, dove quest’ultimo è ridimensionato, e gli si ricorda che è arrivato dove è arrivato perché è partito dalla sua condizione di umano. E’ la storia di uno humanhero, un eroe che quando cala la maschera altri non è che un uomo con la sua lotta quotidiana.

Il mio humanhero è con me da qualche anno e la sua presenza si fa sempre sentire. E del resto come ignorarlo? Con i suoi colori vivi, la sua espressione di rabbia, immortalato in un’azione dirompente, non può non catturare l’attenzione di chi entra nella stanza. E’ un quadro, ma non evoca immobilità, al contrario, la sensazione che trasmette è quella di un uomo che, in un moto di rabbiosa sofferenza, si libera dei vestiti del supereroe per uscire allo scoperto nella sua umanità. Sembra quasi evocare la vittoria dell’umanità, con tutte le sue debolezze, sull’immortalità e l’indistruttibilità dell’eroe. Non è forse più eroico l’essere umano nella sua quotidianità?

L’ essere umano fa calare la maschera all’eroe che si presenta per quello che è. Il suo punto di partenza è il suo vissuto da umano che lo ha reso eroe, lo ha forgiato dandogli super poteri

Si è eroi perché la vita ci chiama ad esserlo. Lo status di eroe lo si conquista nella lotta quotidiana. La sudditanza dell’essere umano al supereroe si ribalta. L’essere umano riscatta la propria posizione nei confronti del supereroe ricordandogli che è tale grazie al suo sacrificio, alla suo dolore, al suo sangue.

Quando le parole si ammalano, tocca a noi averne cura

Ho iniziato da poco una nuova lettura, sono proprio alle primissime pagine, quindi ve ne parlerò approfonditamente quando l’avrò finita. Si tratta del libro “Parliamoci chiaro” di Daniele Trevisani che spiega il Modello delle quattro distanze attraverso il quale si può mettere in atto una comunicazione efficace e costruttiva.

All’interno della prima pagina ho trovato la citazione del Monaco buddhista vietnamita Thic Nhat Hanh: “le parole possono ammalarsi, dobbiamo disintossicarle e riportarle alla piena salute.”

Questa frase mi ha fatto riflettere in quanto chi fa il mestiere del copy o del blogger o qualsiasi altro mestiere che ha a che fare con le parole, ha sempre a cuore il tema della cura delle parole.

Quando si usano le parole per rappresentare un’azienda, un prodotto, un’idea, per raccontare una storia, la scelta dovrebbe essere sentita come una grande responsabilità. Tutti coloro che lavorano con le parole dovrebbero avere un approccio cauto, come se stessero maneggiando un oggetto fragile. Dovrebbero essere consapevoli che quel determinato aggettivo con cui hanno deciso di connotare un prodotto non è altro che una delle mille sfumature possibili. E che l’affermazione di quel determinato aggettivo, escludendone altri, è quasi un atto di presunzione.

Quando manca il rispetto delle parole, abusiamo di loro, nel significato più drammatico che ci possa essere, ovvero operiamo nei loro confronti una vera e proprio violenza che prima o poi le indurrà a morte certa. Una parola muore ogniqualvolta diventa priva di significato, quando non sortisce più alcun effetto in chi la ascolta ma anche in chi la pronuncia. Le parole sono ciò che ci avvicina agli altri, ciò che accorcia le distanze fisiche e culturali. Ecco perché bisogna saperle utilizzare con cura. E qualora si abbia il sospetto che un atto di violenza venga compiuto dobbiamo adoperarci a dare salute a quella parola e. se moribonda. a darle nuova vita.

Con tutte le parole abusate si potrebbe scrivere un dizionario intero, che risulterebbe pieno di parole e privo di significati, perché quelle parole sarebbero spente, quasi invisibili. L’aziendalese, il politichese, il settore marketing, ogni ambito della vita umana è caratterizzato da un dizionario delle parole abusate. Anche il tuo personale, quotidiano, quello che utilizzi per parlare con i tuoi famigliari, i tuoi colleghi, i tuoi amici, ne è pieno zeppo.

Ognuno di noi dovrebbe indagare sul proprio modo di utilizzare le parole e imparare a gestirle in maniera più opportuna, proprio come si fa con un oggetto di valore, con qualcosa che per noi è di vitale importanza. Le parole sono un nostro potentissimo strumento che ci consente di comunicare al mondo ciò che siamo e allo stesso tempo sono un mezzo di accoglienza che accorcia le distanze.

Diamoci dunque, tutti quanti, questo  grande obiettivo per il nuovo anno: “Impariamo a maneggiare le parole come se fossero diamanti nelle nostre mani.”

Buone feste a tutti

EQ Cafè -Connessione, il laboratorio dell’intelligenza emotiva

 

Mercoledì scorso ho partecipato al primo laboratorio, EQ Cafè-Connessione che si è tenuto a Napoli, EQ Cafè è un’attività di 6seconds, il network di esperti sull’intelligenza emotiva, che hanno il compito di diffonderla a livello globale.

Il laboratorio verteva su tre tematiche che reputo fondamentali e strettamente collegate tra di loro:

  • connessioni
  • intelligenza emotiva
  • gli obiettivi  globali per lo sviluppo sostenibile

La nostra docente Maria Iorio ha gestito il laboratorio dando voce ad ognuna delle nostre esperienze personali, consentendoci di connetterci l’un con l’altro e facendoci scoprire o riscoprire il potere delle connessioni.

Viviamo in una società in cui prevalgono le disconnessioni, siamo sempre più isolati nei nostri mondi, nei nostri piccoli microcosmi. In questo modo perdiamo tutti i benefici che derivano dalle connessioni, ovvero che ci fanno stare bene, in salute, che ci aiutano persino a raggiungere grande obiettivi  come quelli globali  per lo sviluppo sostenibile: povertà, istruzione, diseguaglianza, flora e fauna terrestre, flora e fauna acquatica, innovazione, parità di genere e via discorrendo.

In che modo quindi le connessioni e l’intelligenza emotiva possono aiutarci a raggiungere traguardi così impegnativi?  Ve lo svelo raccontandovi come si è articolato il laboratorio.

Ogni partecipante è stato chiamato ad esprimere le proprie emozioni rispetto al  raggiungimento di questi obiettivi per lo sviluppo sostenibile: in che modo si sentiva responsabile e quale poteva essere il suo contributo o, viceversa, quanto invece si sentiva impotente ed era consapevole di poter fare ben poco per risollevare la situazione.

Ad una seconda lettura del laboratorio a cui ho partecipato mi è venuto in mente Rotter e la sua distinzione delle persone in due tipologie di individui ideali, quelli con il locus of control interno e quelli con il locus of control esterno. Mi spiego meglio. Secondo Rotter il Locus of Control è il centro del comando, chi lo ha interno si sente responsabile ed è motivato e parte dal presupposto che le sue azioni possono portarlo a determinati risultati. Al contrario chi ha il locus of control esterno pensa che qualsiasi sua azione sia inutile in quanto il successo dipende da fattori esterni e non da lui. Ciò che mi ha sorpreso di più durante il laboratorio è riscontrare che la maggior parte dei partecipanti apparteneva alla categoria dei motivati.

Ed infatti quando siamo stati invitati a scegliere da uno a 4 obiettivi che più ci rappresentavano e poi a motivarne la scelta,  credo che il laboratorio abbia raggiunto il momento massimo di condivisione e connessione: ognuno di noi si è raccontato ed ho capito che dietro ad ogni obiettivo globale c’era un pezzo di vita impegnata a migliorare, nel proprio piccolo, quella determinata problematica.

Da che eravamo tanti tasselli sconosciuti ed isolati abbiamo iniziato a scoprire quanto temi così importanti che a volte si pensa siano al di fuori della portata del singolo, fossero in grado di connetterci. C’è chi condivideva l’hobby dell’orto attraverso il quale sosteneva uno stile di vita green, o chi era impegnato attivamente nel miglioramento dell’istruzione scolastica.

Ognuno di noi durante il laboratorio, con più o meno consapevolezza, ha connesso il proprio mondo, le proprie esperienze, con quello dell’altro. Credo sia questo il grande valore della connessione, la capacità di riconoscere il proprio impegno in quello dell’altro e di non sentirsi più soli nei propri sforzi. Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza emotiva che è in grado di creare connessioni di valore con gli altri.

In che modo? Imparando a riconoscere le emozioni, le nostre e quelle altrui,  e a gestirle. Per retaggio culturale tendiamo a pensare che i problemi si risolvano razionalmente e fattivamente. Escludendo la componente emotiva ci priviamo della possibilità di accedere ad una serie di soluzioni che solo le emozioni possono indicarci. Se incominciamo ad allenarci con le emozioni, a riscoprire questa parte ancestrale di noi stessi, siamo sicuri di costruire una società basata su connessioni e non su persone chiuse nei loro piccoli mondi.  Connessioni grazie alle quali possiamo raggiungere grandi traguardi.

 

Cosa hanno in comune Maometto, un monaco e un blogger?

Cosa avranno mai in comune Maometto, un monaco dell’Arabia Fenice e un blogger? Le loro storie sono strettamente legate a questa bevanda gustosa, prodigiosa, miracolosa, ovvero sua maestà il caffè.

Maometto e la scoperta della Kawa

Secondo un’antica leggenda islamica Maometto cadde in un profondo stato di abbattimento e il l misericordioso Allah lo risollevò inviandogli una bevanda nera, amara e bollente, la Kawa.

L’effetto fu così strepitoso che Maometto dopo aver bevuto la bevanda miracolosa riuscì a soddisfare ben 40 donne senza interruzione.

Il monaco dell’Arabia Fenice

Risale al XVII secolo la scoperta da parte di un pastore dell’Arabia Fenice del caffè. Mentre guidava le sue capre a pascere, si accorse che dopo essere state in un boschetto le capre saltavano allegre e quando erano tornate alla capanna non riuscivano ad addormentarsi. Pensando che fossero state stregate bussò ad un convento e chiese di parlare con un superiore. Il superiore si fece quindi condurre al boschetto  dove trovò un arboscello con dei piccoli frutti di sapore acre e astringente. Egli fu dunque colpito dallo stesso effetto che aveva colpito le capre, ovvero, dopo aver mangiato i frutti di quell’alberello non riuscì ad addormentarsi. Per sincerarsi della cosa il superiore ripeté l’esperimento con i suoi confratelli e tutti rimasero vispi e allegri per tutta la notte dopo aver assaggiato la pianticella. Da quel momento gli arabi si occuparono della vendita del caffè per i monasteri fino a diffondere il commercio in tutta Europa.

(Le storie su Maometto e il Monaco sono tratte dal libro “Manuale del perfetto amatore del caffè”, a cura di Lejla Mancusi Sorrentino, Edizioni Intra Moenia.)

Blogger

Un giorno un blogger sedutosi alla scrivania, preso da un improvviso torpore, decise di prepararsi una tazzina di caffè.  Una volta posizionata la tazzina di caffè sulla sua scrivania si rese conto che la posizione le si confaceva particolarmente. E’ come se la forma e il colore l’avessero destinata proprio a quella posizione, accanto al pc. Il blogger si alzò di scatto, come illuminato da quella visione paradisiaca. Eccitato da un quadretto così perfetto si sedette alla scrivania e incominciò a dare sfogo a tutti suoi pensieri, partorendo post su post, fino a diventare famoso. Così come Maometto riuscì a soddisfare 40 donne senza sosta, il monaco diede il via al commercio arabo del caffè, il blogger grazie al caffè divenne famoso. Da allora non si è più vista una solo foto che rappresenti il mestiere del blogger senza la famosa tazzina di caffè.