Contenuti unici: salviamo questa frase dall’abuso

Ho seguito di recente alcuni corsi sul blogging e copywriting e sulla comunicazione e ho riscontrato un unico comune denominatore: sottolineare l’importanza di costruire contenuti unici.

Unicità dei contenuti è una delle frasi più gettonate e forse sta diventando uno di quei modi di dire destinati all’abuso, e allo svuotamento del suo significato. Produrre un contenuto unico che non faccia il verso a chi lo ha già scritto da tempo non è da tutti.

Quando inizi a lavorare nel mondo della comunicazione, incominci a guardarti intorno, a vedere quali contenuti producono  i guru del web. Inizi così a cavalcare l’onda di un contenuto vincente già proposto da altri. Se sei bravo con il personal branding e ad instaurare relazioni online con chi è del settore, incominci ad avere la tua cerchia di clienti. Sopraffatto dalla routine lavorativa, assorbito totalmente dalle scadenze, cerchi di rimanere a galla e i tuoi buoni propositi di creare contenuti unici vanno a farsi benedire. Certo, per i tuoi clienti, un minimo di unicità cerchi di mantenerla, perché sei un professionista, ma quel tanto che basta a chi non è del settore per essere soddisfatto e a te, come lavoratore, per affermare di aver fatto il tuo in modo onesto e pulito.

Impostare la propria professione in questo modo ti costringe a stare dietro ad ogni novità, ad ogni contenuto unico proposto da altri. E così passi il tempo a rincorrere clienti, a rincorrere gli ultimi aggiornamenti nel campo della comunicazione, a rincorrere i profili social su canali nati di recente che stanno diventando di successo. Un’eterna corsa.

Più o meno se ti va bene va in questo modo, anzi no se ti va così ti va alla grande. A dispetto di tutto e tutti hai fatto della tua passione un lavoro con il quale ci campi pure.

Nel bel mezzo della carriera professionale ti balena pure l’ idea di realizzare un ebook, un video tutorial, un mini corso sulla comunicazione o di essere invitato a partecipare ad una conferenza che ti viene proposta proprio da uno di questi guru del web con i quali, grazie al tuo personal branding impeccabile, hai costruito un’ottima relazione. Sei chiamato a formare nuove menti, coloro che come te quando hai iniziato a muovere i primi passi, ti guardano come custode della verità assoluta della comunicazione. E cosa proponi a questi speranzosi giovani come momento formativo più importante? La risposta è ovvia: l’importanza di costruire contenuti unici.

E i tuoi contenuti unici dove sono finiti? Si sono persi forse nel mentre che cavalcavi l’onda del successo inseguito già da altri e pensavi “se è andata bene per loro perché non dovrebbe andare bene pure per me?”. Oppure sono andati perduti mentre ascoltavi i tuoi clienti e propinavi loro il piano editoriale strutturato dove nulla è lasciato al caso e spazio per l’originalità ce n’è poco?Pardon, per l’unicità. Perché l’originalità può portare in sé connotazioni negative, quali voler apparire diverso a tutti i costi, rasentando il ridicolo.

Si parla di unicità, ovvero il tuo unico e solo io produce qualcosa di meraviglioso per gli altri, e in quanto tale è diverso da qualsiasi altra persona. Il tuo contributo al miglioramento della comunicazione di cui tanto si parla qual è?

Il tassello mancante che tu e solo tu potevi, potresti, puoi aggiungere al mondo della comunicazione dov’è finito?

Ma tutto questo non è colpa tua. Anzi significa che sei entrato talmente bene nel sistema che non hai bisogno di metterlo in discussione, non hai l’esigenza, l’urgenza di scardinarlo per renderlo migliore. Vuol dire che hai trovato l’habitat lavorativo giusto per te. E di questo non puoi che esserne felice.

Però allora non tiriamo in ballo il concetto di unicità sempre e in ogni dove pur di sembrare originali. Perché a buttarla sempre lì la parola unicità, legata ai contenuti, commettiamo il solito abuso di qualcosa che può essere ancora salvato da un triste destino.

L’unicità va raccontata come un percorso lungo e faticoso che richiede tempo, costanza, impegno e tanta solitudine. Produrre un contenuto unico significa nella reale maggior parte dei casi che esso non venga capito subito perché in quanto unico non ha termini di paragone. Se li avesse non sarebbe tale.  Significa avere il coraggio di mettersi in gioco, ogni giorno, sperimentare. Peccato che tutte queste parole siano abusate e come al solito cadano nel nulla, perché prive di significato.

Provo allora a dirle in un altro modo. Produrre un contenuto unico significa andare a tentoni nel buio più pesto che c’è, non avere punti di riferimento, provare e riprovare fino a quando esso non venga accettato dalla platea. Vuol dire riuscire a creare un bisogno nel tuo pubblico che prima non sapeva di avere o quantomeno non aveva il coraggio di dichiararlo.

Mente aperta, duttile, che contempla l’errore e anche la delusione e la solitudine e la capacità di perseguire un obiettivo con costanza.

Raccontare il contenuto unico in questo modo può avere un senso. Non si smetterà mai di averne bisogno. I contenuti unici sono boccate di ossigeno, aprono la mente che si concentra su percorsi non comuni.

Per parlare di unicità e proporla come possibile occasione per avere successo nel proprio lavoro o per fare un lavoro soddisfacente bisogna partire da sé stessi e proporsi come modello, con  il proprio esempio.

Salviamola questa parola dal suo triste e inesorabile destino: che l’unicità resti tale e con essa anche il contenuto.

Il mestiere del Blogger: lo smart working e il personal branding ai tempi della quarantena

Per un Blogger freelance lo smart working non è una novità, si organizza da solo, non teme distanze fisiche e costruisce il suo personal branding nel 80% online. Di mattina gli basta uno schiocco delle dita per passare dalla zona casa alla zona lavoro, prova sulla sua pelle la condizione di lavoro no-stop e di abbrutimento totale se non riesce ad organizzare la sua giornata lavorativa.

Dopo un po’ diventa una questione di sopravvivenza mentale e fisica mettere dei paletti tra sé stesso e gli altri collaboratori e gestire il proprio lavoro come un qualsiasi lavoro di ufficio, infilarci una sessione di sport di sera o di mattina presto, coltivare hobby che lo spingono a distogliere il proprio pensiero dal lavoro.

E allora cosa cambia in questo periodo di quarantena? Innanzitutto aumenta la consapevolezza di quanto sia importante l’organizzazione del proprio lavoro. Occorre restare concentrati, non farsi prendere dal panico, essere presenti a se stessi.

Di seguito tre punti da applicare per riuscire ad affrontare nel migliore dei modi questo periodo critico:

  • consolidare la propria rete professionale
  • rafforzare il proprio personal branding online
  • progettare, progettare, progettare

Non appena è partita la quarantena i miei feed di facebook e instagram sono stati sommersi da iniziative gratuite di corsi, sessioni della durata di un’intera giornata completamente gratuite, professionisti che si prestavano a call gratuite per aiutare aziende in alto mare. Consigli su come impiegare il proprio tempo facendo sport in casa, yoga, o stimolando la propria creatività.

In poche parole vi ho descritto cosa fanno i veri professionisti in un momento di crisi: investono sul loro futuro e su quello degli altri perché sono consapevoli che attraverso la collaborazione che tutti noi riusciremo a venirne fuori.

Non si tratta di atti cartitatevoli, si tratta di personal branding. Il blogger professionista sa benissimo che per uscire da questa situazione deve mantenere ben saldo il proprio network e allora per evitare che le distanze fisiche diventino anche lavorative, investe su di esse il doppio.

Quindi decide di offrire il proprio contributo gratuito, sia formativo o di consulenza, partecipa ad iniziative online che appartengono al suo settore: in questo modo egli consolida la propria presenza come professionista in quel determinato settore. È consapevole che bisogna sfruttare al massimo i canali social per comunicare agli altri le proprio competenze e metterle al loro servizio.

Sembra facile, ma in realtà richiede al blogger una mentalità imprenditoriale e un lavoro estremamente strutturato ed organizzato. Il personal branding ai tempi della quarantena non si improvvisa, è il frutto di anni e anni di duro lavoro su sé stessi, che consente di dare il massimo proprio in un periodo così critico come quello che stiamo affrontando.

Non avere una visione imprenditoriale del proprio lavoro, strutturato ed organizzato, non ti consente di essere di aiuto agli altri e di comunicare agli altri quanto le tue competenze possono essere importanti.

L’ultimo punto è quello che mi sta più a cuore ed è la progettualità. Progettare, progettare, progettare, dovrebbe essere il mantra non solo di ogni blogger freelance, ma di ogni professionista, di ogni lavoratore. Progettare ha in sé l’idea del futuro, del sogno che si potrà avverare dopo e di come noi ci stiamo dando da fare affinché, quando il momento critico finisce, esso possa concretizzarsi. Personalmente credo che ognuno di noi debba vivere sempre con un piano b, anche se poi non servirà mai, se non lo vedremo mai completato come vorremmo, l’importante è averlo. Pensare che un giorno potremmo essere altro, o che quando ci toglieranno l’attuale vita lavorativa, saremo pronti già ad affrontarne un’altra, perché ci abbiamo lavorato nel corso degli anni, può fare la differenza nella percezione di ogni catastrofe, piccola o grande che sia.

Questo periodo aiuta a capire quanto la precarietà non deve spaventare e non va affrontata con la ricerca costante di soluzioni indeterminate e stabili, ma con la capacità di mettersi in gioco, reinventarsi, pensando al futuro anche se quello che ruota intorno a noi va a rotoli.

Ora faccio finta che l’anno sia iniziato in questi giorni, perché credo che dopo tutto questo cataclisma che si è abbattuto su di noi, l’umanità riuscirà a vivere una rinascita, e vi auguro un 2020, anzi meglio, una vita semore piena  di progetti da realizzare e di piani b.

 

Il mestiere del blogger: gestione di un nuovo cliente, conoscenza del prodotto e strategia di comunicazione

Non sempre i blogger hanno la fortuna di poter scrivere di ciò che conoscono a menadito e quindi cosa può fare un blogger quando gli viene commissionato di strutturare una strategia di comunicazione su un argomento/prodotto/servizio che non conosce?

Cosa devo fare quando mi viene commissionata la gestione di un blog su un prodotto/servizio che non conosco?

La fase della ricerca è fondamentale ma per un blogger ci sono degli ostacoli da superare. Innanzitutto la percezione del valore del blog da parte del committente. Nonostante si proclami oramai da anni che content is the king, il blogger si trova ancora a dover combattere contro i mulini a vento quando cerca di far capire in che modo va gestito il workflow della produzione dei contenuti. 

Nella maggior parte delle aziende l’opinione comune è quella che la fase della scrittura e quindi della creazione dei contenuti sia la più semplice. Cosa può mai servire ad un blogger? Un pc e la sua abilità creativa. È come se il cervello del blogger fosse un pozzo onnisciente, un cilindro magico da cui estrarre contenuti ad hoc all’occorrenza.

Mi è capitato infatti di dover trattare  argomenti difficilissimi abbandonata a me stessa, tra le quattro mura della mia location lavorativa senza poter chiedere una briciola di informazione a nessuno.

La fase della ricerca è quindi fondamentale e altrettanto complicata. Cerchiamo di capire cosa succede nella vita reale. Il primo step che devi fare anche se il più delle volte farai un buco nell’acqua è quello di rivolgerti al committente e chiedergli tutte le news che ha su quel determinato topic (prodotto/servizio che sia). 

Se lavori per un’agenzia il più delle volte ti rifila il leaflet dell’azienda, composto da al massimo un paio di paginette in cui sono sintetizzati al massimo i prodotti e i servizi. Se sei fortunato ti consegna una brochure di 24 pagine con una postilla: questa brochure è stata fatta dall’agenzia precedente e il proprietario dell’azienda non è molto soddisfatto perché i prodotti sono spiegati male. Bene! È come un cane che si morde la coda. E a te non resta che leggere quel materiale e poi fare di testa tua.

Se invece hai il contatto diretto con l’azienda di cui devi scrivere, fai attenzione al tuo referente, accertati che sia per l’azienda una fonte autorevole, in modo da non essere costretto a cambiare quello che hai scritto in base all’interlocutore aziendale che lo legge.

Fai tutte le domande che ti vengono in mente e osserva come viene descritto il prodotto dall’azienda, quali parole utilizza, i valori che intende trasmettere. Il tuo interesse deve rivolgersi non solo alle specifiche tecniche del prodotto ma anche ai vantaggi che si traggono dal suo utilizzo. Questi ultimi ti saranno utili per capire in che modo la gente può risolvere i propri problemi grazie a quei prodotti/servizi.

Dietro alla nascita di un’azienda ci sono storie interessanti che non riguardano solo il profitto e se riesci a venirne a conoscenza puoi creare degli ottimi testi per il tuo pubblico. Quindi poni l’attenzione sul perché, sul cosa e sui benefici.

Informati come se fossi un potenziale cliente, ti consentirà di metterti nei suoi panni e ad erogare testi che risulteranno utili.

Come ho anticipato la tua fase di ricerca iniziale dovrà essere su due fronti: interno e quindi a diretto contatto con il committente ed esterna ovvero le tue ricerche personali.

Per le seconde ci sono tre fattori che possono guidarti nella scelta della fonte giusta:

  • L’esperienza
  • Il passaparola
  • L’intervista

Partiamo con il primo, l’esperienza. Allena il tuo radar interiore ad intercettare la fonte giusta. Per fare questo hai bisogno di leggere, studiare. Dopo un po’ ti verrà facile capire quale fonte è attendibile e quale scartare. Di solito una fonte attendibile è quella che non ha solo teoria ma analizza esempi concreti.

Il secondo punto è ciò che dicono i forum e le social community su prodotti e servizi simili. Di solito questi luoghi virtuali ti aiutano a capire le domande che delle persone non competenti e ad analizzare le risposte degli esperti. In questo modo ti puoi rendere conto dei dubbi dei potenziali clienti e puoi strutturare i tuoi articoli come risposta ad essi.

Infine l’intervista con l’esperto del settore ti aiuta a sviscerare l’argomento, eliminando eventuali dubbi. Puoi richiedere l’intervista direttamente al ceo dell’azienda o a chi per esso. In questo modo potrai renderti conto di come “sentono” l’azienda, i prodotti e che tipo di rapporto instaurano con i clienti.

Dopo la fase della ricerca e quindi dopo essere arrivato ad un punto in cui padroneggi l’argomento, prima di procedere con i tuoi post devi porti e porre ancora alcune domande.  

Come agisco se la strategia di comunicazione attuata fino ad ora dall’azienda non è efficace, ma l’azienda non ne è consapevole?

Innanzitutto devi chiarire con l’azienda quali obiettivi intende raggiungere con il blog, capire quali sono stati raggiunti fino ad ora e se è il caso di continuare il lavoro fatto in precedenza o proporre una strategia nuova.

Può capitare che l’azienda, ignara di come si imposti la strategia di comunicazione di un blog, reputi che il lavoro svolto fino a quel momento abbia bisogno solo di qualche modifica. 

Purtroppo tu visionando il materiale non sei assolutamente d’accordo e pensi invece che ci sia bisogno di un cambiamento radicale per una serie di motivi:

  • Non è in linea con la buyer persona
  • Non rispecchia il customer journey
  • Non è in linea con gli obiettivi aziendali
  • Non è assolutamente accettabile come comunicazione di un blog.

In questo caso dovrai armarti di santa pazienza e illuminare i tuoi interlocutori sulla necessità di lavorare ancor prima che sui testi, sull’ analisi dei propri lettori e quindi potenziali clienti.

Anche quando lavori in un’agenzia e sviluppi le tue attività di blogging in autonomia dovrai chiarire a chi ha il contatto diretto con l’azienda l’esigenza di un cambiamento della strategia di comunicazione. 

Presenta la tua strategia di comunicazione per il blog aziendale affrontando i seguenti punti:

  • L’analisi della buyer persona
  • L’analisi del customer journey
  • Smart goal che si intendono raggiungere
  • Analisi delle keywords
  • Piano editoriale

Il tuo interlocutore deve capire che gestire un blog non si riduce alla semplice stesura di articoletti più o meno creativi, ma è una vera e propria strategia che si articola su analisi ben precise. In questo modo riuscirai a dare valore al tuo lavoro e illuminerai il tuo cliente sulle potenzialità di un blog.

Conclusioni

Come puoi ben vedere il lavoro da blogger non si riduce allo stare seduto ad una scrivania e partorire testi creativi per un’azienda. Il blogger sviluppa una strategia di comunicazione, in base ai risultati delle sue ricerche, al posizionamento dell’azienda sul mercato e agli obiettivi che vuole raggiungere.

25% Blogger – 75% Ironia Ep. 4 La tazzina di caffè

I dubbi di un blogger

 

In questo post affronto un argomento che credo stia a cuore alla maggior parte dei blogger, ovvero i mille dubbi che attanagliano questa professione. Il mestiere del blogger è fatto di mille incertezze, in quanto non puoi sempre scrivere di argomenti in cui sei ferrato o che ti piacciono. Provo ad elencarne alcuni a cui, se vorrai, potrai aggiungere i tuoi personali.

Cosa vuoi che racconti davvero della tua azienda?

Uno dei tanti dubbi che attanagliano un blogger è la responsabilità di comunicare il focus di un’azienda, il suo business e il suo valore. Il più delle volte l’azienda ha una percezione di sé che poco corrisponde a quella dei suoi clienti e quindi il blogger si trova a ricoprire il non facile ruolo di  mediatore tra l’universo narrativo che l’azienda vorrebbe imporre sul mercato e quello che invece i suoi clienti già stanno creando a sua insaputa. Gli universi narrativi delle aziende non partono dall’alto, non vengono imposti, ma vengono co-creati insieme al proprio pubblico.

Qual è il pubblico?

La conoscenza del proprio pubblico è diretta conseguenza della prima domanda. Se l’azienda non conosce bene il suo pubblico molto probabilmente racconta una parte di se che per i suoi clienti non è importante e non riesce a coinvolgerli come vorrebbe. Il blogger racconta i benefici del prodotto, l’aiuto che il pubblico riceverà dall’utilizzo del prodotto o servizio.

Qual è la comunicazione che devo adottare?

Il blog si inserisce all’interno di un piano di comunicazione, non è una cosa a sé stante che può seguire regole autonome. Non deve stonare con il resto della comunicazione. Quindi non solo bisogna esaminare come comunica l’azienda ma valutare anche se il blog può permettersi uno strappo alla regola oppure no.

Ho capito bene qual è il business dell’azienda?

Non sempre il blogger ha la fortuna di trattare argomenti in cui è particolarmente ferrato o che gli piacciono. Il più delle volte si tratta di argomenti ostici o sconosciuti. Capita spesso che l’azienda dia per scontato che il blogger non abbia difficoltà a capire il business o il suo prodotto e nel massimo della collaborazione gli fornisce una brochure di una pagina in cui sono racchiusi in maniera sintetica e incomprensibile tutti i suoi servizi da cui il blogger deve trarre una decina di post. Pura follia.

Quali sono le fonti attendibili per approfondire l’argomento?

Questa domanda è strettamente collegata con quella precedente. Ovviamente se non si conosce l’argomento è anche difficile parlarne. Il blogger come abbiamo detto il più delle volte riceve zero materiale su cui documentarsi e quindi deve cercare altrove per approfondire l’argomento. In realtà l’argomento va studiato a priori per fare le domande giuste all’azienda e metterla nella condizione di fornire le risposte che servono al blogger per scrivere gli articoli.

Conclusioni

Come vedi in questo post non ci sono soluzioni. Ci sono solo domande. Ciò che mi interessa è far risaltare la fatica che c’è dietro il mestiere del blogger. Scardinare la concezione seconda la quale chiunque sappia scrivere, possa farlo, così come la falsa credenza che basta essere creativi per poter scrivere pezzi stratosferici. La creatività serve in un secondo momento, quando dopo aver studiato e approfondito argomento, pubblico, azienda, crei un racconto unico per la tua azienda cliente. Ora tocca a te! Se ti va, puoi rispondere alla mia domanda:

Quali sono i tuoi dubbi da blogger?

No Caffeina No Blogging: intervista a Federica Segalini

Per la categoria No Caffeina No Blogging ho l’onore di presentarvi la mia prima intervista ad una copywriter e blogger professionista, Federica Segalini, autrice del blog  NuoviConTesti, e della omonima pagina Facebook dove propone alla sua community esercizi di scrittura creativa che aiutano a riscoprire il valore delle parole.

Federica è stata al gioco rispondendo alle mie domande, raccontando il suo rapporto con il caffè e facendomi dono della sua tazzina storica di caffè.

Buona lettura a tutti!

Quando e dove bevi la tua tazzina di caffè?

[Federica]
La verità è che bevo poco caffè.

[Simona]
Incominciamo bene! E io che pensavo che un blogger senza caffè non esistesse 😉

[Federica]
Il caffè mi piace molto, ma prenderlo nella tazzina non è una mia abitudine quotidiana. In compenso metto tanto caffè nel latte, ogni mattina, per colazione. Però, quando mi capita di bere il caffè puro, cerco di berlo bene. Di solito lo preferisco senza zucchero e lo sorseggio tiepido quando incontro persone o in occasioni particolari. Non è una routine, ma è l’indizio che mi trovo in un momento importante.

 

Quanto ha influito il caffè sulla tua carriera di blogger?

[Federica]
Pur non essendo una bevitrice seriale, il caffè è entrato nella mia attività di blogging fino a diventare una piccola metafora di vita che ho anche raccontato in un articolo di qualche tempo fa. Gradisci un caffè lento?

[Simona]
Si grazie, molto volentieri :-)) Scherzi a parte…l’articolo è davvero interessante consiglio a tutti di leggerlo!

La prima cosa che fai la mattina in quanto blogger: un selfie con la tazzina di caffè?

[Federica]
Tocca proprio a me sfatare il mito del blogger con la tazza di caffè sempre vicina? Sono già fuori dai giochi: non mi faccio quasi mai selfie, non bevo caffè come abitudine e, come risultato finale, non ho neanche un selfie con la tazzina di caffè. E allora cosa ci faccio qui? Che specie di blogger sono?

[Simona]
Eh già me lo chiedo anch’io 😁

La tua prima foto di rito con te seduta davanti al pc e la tazzina di caffè?

[Federica]
La mia prima foto di rito al pc e con la tazzina di caffè… non esiste.

[Simona]
Ma Federica sicuro di essere una blogger? Fossi in te avrei seri dubbi. Niente selfie con il caffè, niente foto di rito. C’è qualcosa che non va in tutto questo. Sono perplessa…😎

[Federica]In compenso ho foto di mani bambine che mescolano il caffè del nonno alle feste di paese

[Simona]
Che bella questa immagine… Grazie per averla condivisa con noi!

[Federica] Oppure di tazzine vuote, tutte diverse e colorate, come i bicchieri sopravvissuti alle mille cadute – estratte dalla mia credenza, tranne un servizio bellissimo di 12 tazzine, l’unico tutto coordinato e con decori dorati, ricevuto in regalo e mai utilizzato al completo per la funzione ufficiale a cui era destinato. Sono ancora sicura di essere una blogger? Forse no 😉

[Simona] Me lo sto chiedendo anche io 😁

La scelta delle tazzine per i tuoi scatti fotografici?

[Federica]
Nel mio caso sono le tazzine a voler essere fotografate, soprattutto le più vecchiette: non si vergognano. D’altra parte mi succede di comprare una tazzina singola ogni tanto, specialmente se mi piace per forma e colore e soprattutto se è spaiata rispetto alle altre che ho, e la aggiungo alla tavolozza di bicchieri, ciotole, altre tazzine preesistenti. Prima compro le tazzine e poi, quando diventano parte della mia vita, inizio a fotografarle di soppiatto così non se ne accorgono, non si mettono in posa e non mi fanno le boccacce. Amo ogni forma e colore, l’importante è che siano tutte diverse e stiano bene messe vicine l’una all’altra nella loro unicità. Se c’è qualche pezzo di famiglia o legato a ricordi belli, anche scolorito o con i segni del tempo, è meglio ancora. Allego all’intervista una delle mie tazzine preferite, ricordo di gioventù con una sobria fantasia mucca pezzata.

[Simona]
Complimenti per il coraggio, una tazza con la fantasia mucca pezzata non è da tutti. Te ne devo dare atto😁

I blogger sono tutti esperti di caffè?

  1. Si
  2. No
  3. Ma chi se ne frega (concordo con te)

[Federica]
Sarei felice che i blogger fossero esperti di caffè, così imparerei tante cose leggendo. Ma sarei felice anche se non ne fossero esperti, perché vorrei conoscere tutte quelle storie parallele che parlano di caffè, del suo profumo e dei posti in cui si spande, dei cucchiaini che tintinnano quando passi vicino alle case con le finestre spalancate o ai bar con le porte aperte in estate, delle tazzine sbeccate che dentro la credenza o a testa in giù nello scolapiatti bisticciano con quelle perfette e un po’ vanitose.

[Simona]
Che bella idea raccontare delle storie legate al caffè, dei riti legati al caffè, delle tazzine e delle loro vite uniche…

Il primo insegnamento che daresti ad un blogger alle prime armi sul caffè ovviamente ?

[Federica]
Da blogger atipica, proverò a dare un suggerimento atipico e quasi serio. Proporrei di pensare il caffè (o la tisana preferita, o altro) come una fonte di percezioni sensoriali ed emotive. Anche se il caffè potrebbe essere molto lontano dalla materia da trattare, portare la mente al livello di percezioni concrete, reali, fisiche ci aiuta da subito ad avvicinarci al lettore e a mettersi nei suoi panni già nell’approccio che abbiamo a monte.

Un buon caffè davanti a noi, prima di scrivere qualsiasi cosa, potrebbe ricordarci che dall’altra parte dello schermo ci legge sempre una persona: potrebbe prendere il caffè e iniziare la sua giornata di lavoro proprio come stiamo facendo noi.

[Simona]
Concordo pienamente: scrivere per le persone che ci leggono è questo l’elemento fondamentale del blogging e concordo anche sul fatto che un buon caffè aiuta a metterci nei panni dei nostri lettori.

Il titolo di questa intervista è No caffeina no Blogging. Quanto concordi?

[Federica]
Ho già smentito tutto o quasi, che cosa potrei aggiungere ancora, prima che Simona mi cacci in modo definitivo dal suo blog?

[Simona]
Tranquilla! L’intento era proprio quello di smentire lo stereotipo del blogger con la tazzina di caffè e in questo mi sei stata di grande aiuto 😉

[Federica]
Il segreto sta sempre nelle piccole cose di ogni giorno e nel farle ogni volta in modo leggermente diverso, per trovare nuove prospettive, non rimanere in stallo e favorire spazi per la nascita di idee nuove.

Bevi il caffè quando ti pare e con tazzine sempre diverse, o tutte uguali se preferisci. Potrei avvicinarmi a te, blogger, non quando hai mille selfie tutti simili insieme alla tua tazzina preferita o differente da tutte, ma quando ogni volta sai parlarmi in modo nuovo di come il caffè abita nella tua vita.

[Simona]
Federica grazie per esserti messa in gioco! Di sicuro non rientri nello stereotipo di blogger professionisti (Dio sia lodato!); ci hai dato parecchi spunti importanti sul caffè e su come possa essere parte integrante della vita di un blogger in modo intelligente e non solo per scattare il selfie perfetto.

Cosa hanno in comune Maometto, un monaco e un blogger?

Cosa avranno mai in comune Maometto, un monaco dell’Arabia Fenice e un blogger? Le loro storie sono strettamente legate a questa bevanda gustosa, prodigiosa, miracolosa, ovvero sua maestà il caffè.

Maometto e la scoperta della Kawa

Secondo un’antica leggenda islamica Maometto cadde in un profondo stato di abbattimento e il l misericordioso Allah lo risollevò inviandogli una bevanda nera, amara e bollente, la Kawa.

L’effetto fu così strepitoso che Maometto dopo aver bevuto la bevanda miracolosa riuscì a soddisfare ben 40 donne senza interruzione.

Il monaco dell’Arabia Fenice

Risale al XVII secolo la scoperta da parte di un pastore dell’Arabia Fenice del caffè. Mentre guidava le sue capre a pascere, si accorse che dopo essere state in un boschetto le capre saltavano allegre e quando erano tornate alla capanna non riuscivano ad addormentarsi. Pensando che fossero state stregate bussò ad un convento e chiese di parlare con un superiore. Il superiore si fece quindi condurre al boschetto  dove trovò un arboscello con dei piccoli frutti di sapore acre e astringente. Egli fu dunque colpito dallo stesso effetto che aveva colpito le capre, ovvero, dopo aver mangiato i frutti di quell’alberello non riuscì ad addormentarsi. Per sincerarsi della cosa il superiore ripeté l’esperimento con i suoi confratelli e tutti rimasero vispi e allegri per tutta la notte dopo aver assaggiato la pianticella. Da quel momento gli arabi si occuparono della vendita del caffè per i monasteri fino a diffondere il commercio in tutta Europa.

(Le storie su Maometto e il Monaco sono tratte dal libro “Manuale del perfetto amatore del caffè”, a cura di Lejla Mancusi Sorrentino, Edizioni Intra Moenia.)

Blogger

Un giorno un blogger sedutosi alla scrivania, preso da un improvviso torpore, decise di prepararsi una tazzina di caffè.  Una volta posizionata la tazzina di caffè sulla sua scrivania si rese conto che la posizione le si confaceva particolarmente. E’ come se la forma e il colore l’avessero destinata proprio a quella posizione, accanto al pc. Il blogger si alzò di scatto, come illuminato da quella visione paradisiaca. Eccitato da un quadretto così perfetto si sedette alla scrivania e incominciò a dare sfogo a tutti suoi pensieri, partorendo post su post, fino a diventare famoso. Così come Maometto riuscì a soddisfare 40 donne senza sosta, il monaco diede il via al commercio arabo del caffè, il blogger grazie al caffè divenne famoso. Da allora non si è più vista una solo foto che rappresenti il mestiere del blogger senza la famosa tazzina di caffè.