Come creare contenuti unici tenendo conto del contesto dei propri lettori

La soluzione per creare contenuti unici quando l’argomento è stato già trattato innumerevoli volte, è quella di rapportare il contenuto al contesto dei propri lettori, in questo modo esso acquista grande valore ai loro occhi.

Ciò che è tecnico è inconfutabile. Sta lì così com’è e tu non puoi cambiarlo.  Prendiamo ad esempio le features di un app: sono quelle, c è poco da fare , da inventarsi cose originali, diverse da quanto hanno già scritto i tuoi esimi colleghi blogger. Oppure pensiamo a tematiche legislative o alle tecniche di marketing: difficile essere originali quando già tutti gli altri hanno parlato e straparlato di quell’argomento.

E allora cosa puoi fare per creare contenuti originali? Signore e signori ecco la seconda più grande sfida per un blogger, quella di cui vi parlerò in questo post, dando la mia umile soluzione.

In che modo un blogger può rendere originale un argomento “tecnico” di cui hanno già parlato tutti? Nel corso degli anni ho trovato la mia risposta a questo quesito e si chiama contesto. Quando contestualizzi un argomento tecnico, lo rapporti al mondo reale, a quella che è l’esperienza dei tuoi lettori, alle problematiche che potranno incontrare, alle possibili soluzioni che quella determinata app, quella legge, quella tecnica di marketing può fornire loro, il valore del testo sale enormemente.

Quando si parla del contesto all’interno del quale applicare quel determinato “argomento” la percezione da parte del lettore cambia radicalmente: si rende conto che quel testo è stato cucito su misura per lui, sul suo lavoro, sulle sue esigenze e per lui acquista un grande valore.

Quando ho iniziato a scrivere di inbound marketing, mi sono sempre chiesta in che modo potesse essere utile alla scuola di cake design che frequento o alla palestra, o al parrucchiere. Mi sono messa nei panni dei proprietari di quei business, Marta, Francesco, Nick e ho pensato a loro mentre scrivevo.

Cosa può interessare al pubblico di Marta che ha aperto da poco una scuola di cake design? Quale contenuto può essere d’aiuto ai lettori del suo blog ed invogliarli a frequentare il corso? Ci sono delle categorie di clienti che vorrebbero frequentare il corso ma non possono perché sono mamme a tempo pieno con bimbi piccoli? E allora per queste “personas” cosa può fare Marta? Può forse offrire loro inizialmente dei video tutorial gratuiti? Per poi spingere all’acquisto del corso online?

Chi mi segue sa che sono un’appassionata del mondo della comunicazione, da un po’ studio anche lo storytelling. E mi è capitato di recente di dover coniugare quest’argomento con il mondo dell’immobiliare.

Avete letto  di recente qualche annuncio immobiliare? Sono tutti uguali, sterili. Le persone che acquistano una casa, sognano una nuova vita, quella che potranno realizzare proprio grazie ad una nuova casa. E allora perché nelle descrizioni degli immobili continuiamo ad infrangere questi sogni con un linguaggio sterile?

Il contesto è tutto, rende facile spiegare le cose, anche le più difficili. Quando applichiamo una tecnica di marketing, una legge, un’ app, a business reali, piccoli o grandi che siano, è proprio in quel momento che essi acquistano valore.

Onestamente non ne posso più di leggere post pieni zeppi di statistiche, grandi previsioni del futuro, che riportano come esempio Amazon, Nike, Coca-cola. Voglio leggere di Pino che ha aperto da poco una caffetteria, di Angela e Marta che hanno un’agenzia di viaggi.

Il contesto è, secondo me, la soluzione, quella che consente ad un blogger di partorire, testi originali che sanno di verità e realtà.

La sfida n. 1 di un blogger: l’argomento sconosciuto.

Cosa fai nella vita? Sono blogger. Figo. Eh già fighissimo.  Ma oggi non voglio raccontarti della mia passione per la scrittura, di quanto ami questo mestiere. No. Voglio raccontarti di una grande sfida, quella che ogni blogger prima o poi si trova ad affrontare: l’argomento sconosciuto, ignoto, ignorato. In sintesi:  prima che ti venisse proposto non ne conoscevi l’esistenza. 

La scena è più meno questa: ti arriva un’email per un nuovo lavoro. Sei ovviamente entusiasta, pronto a partorire il pezzo più cool di tutti i blog del mondo. Ma quando leggi la tematica e ti rendi conto di non saperne un bel niente, la tua reazione è di choc totale. 

Resti li davanti al monitor del tuo pc a fissare l’email che contiene il famigerato tema che TU, si proprio TU,  dovrai affrontare minuziosamente. Dopo i primi minuti di choc ti alzi, vai verso lo specchio e ti ripeti: “Io posso scrivere anche di questo fottutissimo argomento! Ce la posso fare!”

Vedendo che il mantra ha poca efficacia, passi al piano b:  ti lanci in una ricerca forsennata di fonti da cui attingere sul tuo amico web. Tuttavia più leggi e più ti rendi conto che ti mancano le basi e allora, fiducioso più che mai ripieghi  sul piano C: con passo fiero e deciso ti fiondi in libreria (reale o virtuale che sia) alla ricerca del LIBRO. Quello che ti cambierà la vita, che ti consentirà di conoscere e approfondire l’argomento in tutte le sfaccettature che ti interessano.

E dal momento che la fortuna aiuta sempre i blogger studiosi, lo trovi, lo compri e torni a casa speranzoso più che mai. 

Nel frattempo le lancette dell’orologio scorrono più veloci che mai, per cui la lettura che ti eri immaginato, sdraiato comodamente sul divano, con una bella cioccolata calda, diventa una gara contro il tempo in cui cercherai di assorbire più nozioni possibili in pochissime ore.

Dopo aver letto il libro vorresti avere almeno quei due tre giorni di tempo per farlo sedimentare nella tua testa. Ma TU non hai tempo. E allora dopo una doccia rinfrescante e l’ennesimo caffè, ti senti finalmente pronto a scrivere. Le tue dita fremono, sono pronte anche loro a digitare il pezzo più cool, più dignitoso che abbia mai potuto scrivere. Ritorni al tuo pc, guardi di nuovo quell’email, apri il tuo editor e inizi la tua avventura.

E finisce sempre così, perché si sa, per un blogger che si rispetti, un tema sconosciuto è la nuova sfida cerebrale, quella che in cui misura la sua capacità di entrare in un mondo nuovo, esplorarlo, sviscerato, farne parte, amarlo, per poi donarlo agli altri sotto forma di post.”

Come peggiorare la customer experience per soli 10 centesimi

Oggi, come tutti gli altri giorni, sono andata al supermercato. Come al solito l’ intenzione era quella di comprare un paio di cose, ma poi ho riempito il carrello per un totale di 52 euro. Sono giunta alla cassa e mentre riponevo il pane nel mio sacchetto, ho notato che la confezione era aperta e rotta ed ho chiesto alla cassiera se poteva darmi una busta per evitare che il pane cadesse da tutte le parti. Poiché aveva già passato la carta, e il pagamento era stato effettuato, ha guardato il monitor della sua cassa un po’ perplessa e poi ha sentenziato: ” I 10 centesimi della busta non li può pagare più con la carta, ma li deve pagare in contanti.”

Non ho battuto ciglio, ho pagato i miei 10 centesimi e sono andata via. Con l’amaro in bocca per un paio di motivi in particolare:

  1. La confezione del pane si è rotta non per colpa mia ma perché evidentemente nel reparto del pane non è stata chiusa bene. Lo do per certo dal momento che capita spesso. Quindi in questo caso l’errore è del supermercato.
  2. Proprio in virtù di quanto detto e dal momento che si trattava di soli 10 centesimi e non di 1 euro, la cassiera avrebbe potuto regalarmi la busta nuova come gesto di cortesia visto il disservizio causatomi.

Mi sono detta: “Era così difficile fare questo ragionamento?” La risposta che mi sono data: “Si, per alcune persone, la situazione non è chiara come lo può essere per altre.” La cassiera del supermercato si è inceppata come un vero robot. Ora non credo sia un fatto caratteriale, ma un fatto di approccio al lavoro. Se lo si interpreta come quello di un robot, allora non fa la differenza nulla: né che una cliente sia una cliente affezionata, né che l’errore sia stato commesso dal supermercato. Nulla fa la differenza. E tutto si riduce ad un semplice ragionamento: “Mi hai chiesto una busta in più? Te la do se me la paghi” Anzi mi stai anche costringendo a fare un ulteriore sforzo perché ora devo inserire in cassa un pagamento di 10 centesimi effettuato con modalità diversa da quello con cui hai pagato il resto della spesa.

Se io fossi stata sulla stessa lunghezza d’onda della cassiera avrei dovuto farle togliere dal conto il pane, oppure pretendere che mi fosse cambiata la confezione, facendo perdere tempo alle persone in attesa che mi avrebbero guardato in cagnesco.

Ho preferito quella che mi sembrava la soluzione più semplice. Non ho costretto la cassiera a togliere il pane dal conto, non ho fatto perdere tempo alle persone in fila, e alla fine ci ho rimesso 10 centesimi. 

La cassiera in questione si è comportata come se fosse un robot, non ha tenuto conto di tutte le considerazioni summenzionate, ed il risultato è stata una customer experience pessima. Sono uscita dal supermercato con la percezione che i miei problemi come cliente non solo non esistevano agli occhi della cassiera, ma se volevo risolverli dovevo anche pagare! 

 

L’uomo e la città straniera: una storia di odio e amore. L’uso dei registri linguistici nello storytelling

#lastoria

Ero da poco in una nuova città. La esploravo, la annusavo, la sentivo. Lei, la città, si concedeva e si negava allo stesso tempo. Io insistevo, la scoprivo a poco a poco attraverso la sua gente, le sue tradizioni, le sue feste.

Ero alla ricerca della mia verità in quella città. Una verità che cercavo nei musei, nelle chiese, nei palazzi, nei bar, nei ristoranti.

I miei sensi erano attivi e scattanti come un guerriero pronto all’attacco. La vista, più acuta del solito, alla ricerca di panorami inesplorati, l’olfatto arzillo, pronto a cogliere gli odori più caratteristici, il gusto, sensibilissimo, immerso in sapori del tutto nuovi.

E più scoprivo e più ne volevo ancora di quella città, difficile da espugnare.

E finalmente oggi è arrivato quel giorno. Io e lei, la città, abbiamo deposto le armi. Lei mi ha accolto nel suo ventre, pronta a partorirmi come un suo figlio naturale e legittimo. Ora lo posso urlare: “Sono cittadino di questa città!”

#analisi

Le parole sono importanti. Per uno storyteller conoscerne il valore, soppesarlo e scegliere quelle giuste, è fondamentale. In nostro aiuto vengono i registri linguistici che ci consentono di determinare il tono di voce di un testo e di trasmettere significati e valori.

Esistono sette grandi registri linguistici che ho studiato nel libro di Andrea Fontana Storytelling for dummies, a cui attingere per il tuo testo. Nella figura che segue sono descritti registri, obiettivi, sentimenti, valori e le parole che li determinano.

Esaminando il mio testo in esso si fondono due registri, quello amoroso e quello militare.

Il registro militare si evince dall’uso delle parole “cacciatore“, “espugnare“, “sensi attivi“, “guerriero pronto all’attacco“, “deposto le armi“. Quello amoroso è invece sottolineato da parole quali “la annusavo”, “la sentivo“, “la esploravo“, “mi ha accolto nel suo ventre

La lotta tra i due protagonisti, tra l’uomo e la città, è a metà tra una battaglia vera e propria e una schermaglia amorosa, dove l’uomo assume il ruolo di predatore/guerriero e la città, il ruolo della donna ritrosa che, ostentando un atteggiamento diffidente, a volte si concede e a volte si nega.

L’obiettivo del testo è quello di suscitare emozioni forti, quelle scatenate dalla lotta per la conquista di un senso di appartenenza, dalla difficoltà di adattarsi in una città sconosciuta ed infine dall’accoglienza da parte di quest’ultima.

La schermaglia amorosa al termine del racconto sublima nel rapporto d’amore per eccellenza, quello tra madre e figlio, l’unico che simbolicamente rimanda ad un’accoglienza totale.

La scelta del registro linguistico va studiata con attenzione, possono essere combinati anche più stili contemporaneamente come si evince dall’esempio summenzionato.

Ora tocca a te… pensa al tuo racconto, ai suoi obiettivi, al modo in cui vuoi coinvolgere il pubblico, ai sentimenti che vuoi suscitare. In base ad essi scegli il registro linguistico che più si adatta al tuo obiettivo. In bocca al lupo!

Buongiorno #storyteller, aspiranti storyteller, amanti delle #narrazioni. Vi siete mai chiesti perché le storie sono così potenti? Le storie sono in grado di stimolare le parti sensoriali del nostro cervello. #poteredellenarrazioni

#citazioni di #storytelling

Buongiorno #storyteller, aspiranti storyteller, #blogger, amanti della #narrazioni! Oggi voglio condividere con voi questa citazione del libro di Carmine Gallo “Comunicare come Steve Jobs”: siamo tutti chiamati a “venderci” nel nostro quotidiano anche se non si tratta di una mega conferenza, come gli eventi TED. Siamo pronti a dare la migliore presentazione e rappresentazione di noi stessi?

I vincoli spazio-temporali scatenano il potere narrativo di uno storyteller

#storyteller in 50 secondi? si può!

Qualche giorno fa ero in aeroporto, seduta in prossimità del mio gate, in attesa dell’inizio dell’ imbarco del mio volo.

Di fronte a me c’era un desk per la vendita di carte di credito. Ciò che aveva attirato inizialmente la mia attenzione era la conversazione tra il cliente e il venditore, nello specifico, il fatto che il cliente, nonostante mostrasse una certa ritrosia, non smetteva di complimentarsi con il venditore per la sua professionalità.

Che strano-mi sono detta -il signore non vuole acquistare niente ma non se ne va e continua a dire quanto sia bravo il ragazzo.

Mi sono quindi interessata sempre di più a ciò che si stavano dicendo e quando il venditore, che fino a quel momento si era limitato solo a sorridere e a ringraziare, ha iniziato a parlare ho capito il perché dei complimenti.

Con una naturalezza infinita ha esordito: “Proprio ieri sera ero a cena con un mio amico il quale mi chiedeva un consiglio: un paio di mesi prima aveva noleggiato un’auto e aveva fatto un incidente. I soldi del danno li aveva già pagati, ma stranamente quel giorno gli erano stati nuovamente addebitati. Erano le 11 di sera e io gli ho suggerito: “Chiama ora la banca, vedi come possono aiutarti.” Lui ha chiamato e alle 23.30 la banca gli ha risolto il problema.”

Dopo una pausa di pochi secondi per capire la reazione del suo interlocutore ha continuato: “Le sto dicendo questo perché la nostra banca è aperta h24, 365 giorni l’anno. Se lei ha un problema e si trova all’estero, di smarrimento o furto della sua carta, per averne un’altra, con la sua attuale carta, è costretto ad aspettare giorni. Con la nostra l’intervento è immediato.”

L’interlocutore era oramai ammaliato e anche io ero molto interessata. Alla fine, incuriosita dal personaggio, mi sono avvicinata per complimentarmi e abbiamo iniziato a parlare. Mi ha detto quanto gli piacesse il suo lavoro e di quanto in realtà fosse difficile: ” Pensa che io devo  attirare l’attenzione del suo pubblico, spiegargli il prodotto e convincerlo ad acquistarlo in 50 secondi.”

Solo 50 secondi? Quel numero mi ha davvero fatto riflettere. E pensare che i migliori presentatori TED devono esibirsi in 18 minuti!

Invece lui era riuscito a fare uno storytelling impeccabile in pochi minuti. In maniera inconsapevole ma comunque con grande efficacia.

E allora mi sono detta in effetti un vero storyteller è colui che non si fa spaventare dai vincoli di tempo o di spazio. Anzi riesce a dare il meglio di sé proprio in loro presenza.

Non a caso ci sono dei fantastici storyteller su twitter nonostante il vincolo di caratteri.

Le limitazioni sono la condizione ottimale per far scatenare la nostra fantasia, spiega Matthew May in The Laws of Subtraction.

E anche gli studi recenti confermano che sono le restrizioni a generare il potere della nostra immaginazione.

Ma come si fa a sviluppare una narrazione efficace in pochi minuti?

Ne parlerò nel prossimo articolo. Stay tuned!