La grande sfida per un blogger: il periodo di magra

Succede che dopo un periodo in cui tutti ti vogliono, ti tirano di qua, ti tirano di là, tonnellate di email che ti ricordano che la scadenza incombe, poi improvvisamente il nulla.

Controlli l’email più volte al giorno e non scorgi nulla all’orizzonte. La quiete dopo la tempesta, quella che quando lavoravi da matti, ti eri di promessa, di affrontare non con scoramento, ma in giro per la città a fare shopping, a rilassarti sul divano, a vedere finalmente la tua serie tv.

E invece come in preda ad una crisi sentimentale, sei lì che guardi il monitor e ti disperi perché non c’è una fottutissima email importante che troneggia tra le notifiche. Solo spam e pubblicità.

E’ proprio in questi momenti che si misura la vera forza di un blogger. Quando tutto sembra favorire la disperazione, tu invece di abbatterti, fai una cosa che gli altri non  fanno. Studi. Ti prepari. Scrivi.

Studiare aiuta a trovare fonti di ispirazione, idee nuove da proporre, progetti nuovi in cui cimentarti.

La preparazione è tutto. C’è un corso che avresti voluto fare da sempre, ma per mancanza di tempo non hai mai potuto seguire, ora è il momento giusto per farlo. C’è un webinar su una delle tematiche che ti appassionano di più, non esitare a vederlo. C’è un evento dal vivo? Ecco quella un’occasione da non perdere per fare public relation ed aumentare il tuo network. Hai sempre pensato che il tuo profilo linkedin avesse bisogno di una spolverata, datti da fare ora, prima che ritorni il periodo di piena e non avrai più il tempo di fare nulla.

Come i grandi atleti,  anche i blogger hanno bisogno di allenarsi in previsione della prossima gara. 

Sfida n. 2 per un blogger: argomento tecnico

Ciò che è tecnico è inconfutabile. Sta lì così com’è e tu non puoi cambiarlo.  Prendiamo ad esempio le features di un app: sono quelle, c è poco da fare , da inventarsi cose originali, diverse da quanto hanno già scritto i tuoi esimi colleghi blogger. Oppure pensiamo a tematiche legislative o alle tecniche di marketing: difficile essere originali quando già tutti gli altri hanno parlato e straparlato di quell’argomento.

E allora cosa puoi fare per creare contenuti originali? Signore e signori ecco la seconda più grande sfida per un blogger, quella di cui vi parlerò in questo post, dando la mia umile soluzione.

In che modo un blogger può rendere originale un argomento “tecnico” di cui hanno già parlato tutti? Nel corso degli anni ho trovato la mia risposta a questo quesito e si chiama contesto. Quando contestualizzi un argomento tecnico, lo rapporti al mondo reale, a quella che è l’esperienza dei tuoi lettori, alle problematiche che potranno incontrare, alle possibili soluzioni che quella determinata app, quella legge, quella tecnica di marketing può fornire loro, il valore del testo sale enormemente.

Quando si parla del contesto all’interno del quale applicare quel determinato “argomento” la percezione da parte del lettore cambia radicalmente: si rende conto che quel testo è stato cucito su misura per lui, sul suo lavoro, sulle sue esigenze e per lui acquista un grande valore.

Quando ho iniziato a scrivere di inbound marketing, mi sono sempre chiesta in che modo potesse essere utile alla scuola di cake design che frequento o alla palestra, o al parrucchiere. Mi sono messa nei panni dei proprietari di quei business, Marta, Francesco, Nick e ho pensato a loro mentre scrivevo.

Cosa può interessare al pubblico di Marta che ha aperto da poco una scuola di cake design? Quale contenuto può essere d’aiuto ai lettori del suo blog ed invogliarli a frequentare il corso? Ci sono delle categorie di clienti che vorrebbero frequentare il corso ma non possono perché sono mamme a tempo pieno con bimbi piccoli? E allora per queste “personas” cosa può fare Marta? Può forse offrire loro inizialmente dei video tutorial gratuiti? Per poi spingere all’acquisto del corso online?

Chi mi segue sa che sono un’appassionata del mondo della comunicazione, da un po’ studio anche lo storytelling. E mi è capitato di recente di dover coniugare quest’argomento con il mondo dell’immobiliare.

Avete letto  di recente qualche annuncio immobiliare? Sono tutti uguali, sterili. Le persone che acquistano una casa, sognano una nuova vita, quella che potranno realizzare proprio grazie ad una nuova casa. E allora perché nelle descrizioni degli immobili continuiamo ad infrangere questi sogni con un linguaggio sterile?

Il contesto è tutto, rende facile spiegare le cose, anche le più difficili. Quando applichiamo una tecnica di marketing, una legge, un’ app, a business reali, piccoli o grandi che siano, è proprio in quel momento che essi acquistano valore.

Onestamente non ne posso più di leggere post pieni zeppi di statistiche, grandi previsioni del futuro, che riportano come esempio Amazon, Nike, Coca-cola. Voglio leggere di Pino che ha aperto da poco una caffetteria, di Angela e Marta che hanno un’agenzia di viaggi.

Il contesto è, secondo me, la soluzione, quella che consente ad un blogger di partorire, testi originali che sanno di verità e realtà.

La sfida n. 1 di un blogger: l’argomento sconosciuto.

Cosa fai nella vita? Sono blogger. Figo. Eh già fighissimo.  Ma oggi non voglio raccontarti della mia passione per la scrittura, di quanto ami questo mestiere. No. Voglio raccontarti di una grande sfida, quella che ogni blogger prima o poi si trova ad affrontare: l’argomento sconosciuto, ignoto, ignorato. In sintesi:  prima che ti venisse proposto non ne conoscevi l’esistenza. 

La scena è più meno questa: ti arriva un’email per un nuovo lavoro. Sei ovviamente entusiasta, pronto a partorire il pezzo più cool di tutti i blog del mondo. Ma quando leggi la tematica e ti rendi conto di non saperne un bel niente, la tua reazione è di choc totale. 

Resti li davanti al monitor del tuo pc a fissare l’email che contiene il famigerato tema che TU, si proprio TU,  dovrai affrontare minuziosamente. Dopo i primi minuti di choc ti alzi, vai verso lo specchio e ti ripeti: “Io posso scrivere anche di questo fottutissimo argomento! Ce la posso fare!”

Vedendo che il mantra ha poca efficacia, passi al piano b:  ti lanci in una ricerca forsennata di fonti da cui attingere sul tuo amico web. Tuttavia più leggi e più ti rendi conto che ti mancano le basi e allora, fiducioso più che mai ripieghi  sul piano C: con passo fiero e deciso ti fiondi in libreria (reale o virtuale che sia) alla ricerca del LIBRO. Quello che ti cambierà la vita, che ti consentirà di conoscere e approfondire l’argomento in tutte le sfaccettature che ti interessano.

E dal momento che la fortuna aiuta sempre i blogger studiosi, lo trovi, lo compri e torni a casa speranzoso più che mai. 

Nel frattempo le lancette dell’orologio scorrono più veloci che mai, per cui la lettura che ti eri immaginato, sdraiato comodamente sul divano, con una bella cioccolata calda, diventa una gara contro il tempo in cui cercherai di assorbire più nozioni possibili in pochissime ore.

Dopo aver letto il libro vorresti avere almeno quei due tre giorni di tempo per farlo sedimentare nella tua testa. Ma TU non hai tempo. E allora dopo una doccia rinfrescante e l’ennesimo caffè, ti senti finalmente pronto a scrivere. Le tue dita fremono, sono pronte anche loro a digitare il pezzo più cool, più dignitoso che abbia mai potuto scrivere. Ritorni al tuo pc, guardi di nuovo quell’email, apri il tuo editor e inizi la tua avventura.

E finisce sempre così, perché si sa, per un blogger che si rispetti, un tema sconosciuto è la nuova sfida cerebrale, quella che in cui misura la sua capacità di entrare in un mondo nuovo, esplorarlo, sviscerato, farne parte, amarlo, per poi donarlo agli altri sotto forma di post.”

Anatomia di un imprenditore alle prese con personal branding offline, newtork reale e la sindrome dell’impostore

Oggi voglio dedicare quest’articolo dal mood estivo e divagatorio, a quei manager, imprenditori, liberi professionisti, che operano nel mondo della comunicazione e del digital che non si sono costruiti un personaggio da guru sul web, non sono impegnati in un personal branding online pressante, non presenziano costantemente i social network; tuttavia essi esistono, lavorano duramente, hanno un curriculum vitae di tutto rispetto, esperienze comprovate. In poche parole sono in gamba!

Sono quelli che durante le ferie, finalmente un po’ più liberi, corrono in libreria ad acquistare libri su quelle competenze in cui si sentono ancora mancanti, per risolvere quelle problematiche che hanno riscontrato durante l’anno lavorativo. Oppure in alternativa acquistano su Amazon libri che sono stati scritti solo negli USA perché quelle materie di studio in Italia non sono ancora state sviluppate.

Queste persone si sentono sempre mancanti, nonostante la loro comprovata bravura, si misurano sempre con chi ne sa più di loro, con chi è arrivato prima di loro e sono fortemente ancorati a quella che è la realtà del loro mondo professionale e non con la virtualità.

Sono inevitabilmente affetti dalla sindrome dell’impostore, che in loro funge da leva per l’accrescimento costante della propria professionalità, in quanto il fatto di sentirsi sempre mancanti di qualche nozione, competenza, informazione, li spinge a studiare, cercare, confrontarsi.

Sono quelli che hanno come medaglia al valore “i clienti storici”, e non credo che oggi sia da tutti riuscire a mantenere dei clienti nel corso degli anni. Sono quelli che innescano il circolo virtuoso di un’economia relazionale, dove ciò che conta sono i rapporti umani, esserci per i propri clienti costantemente, quando ne hanno bisogno, educarli nelle lunghissime riunioni a cui partecipano, far percepire al cliente che ciò che gli stanno proponendo gli può essere davvero utile.

Sono quelli che nel loro contesto lavorativo sono chiamati costantemente dai colleghi e collaboratori per avere un consiglio e che non si tirano mai indietro, sanno fare networking perché non amano il ruolo da prima donna e in una community reale hanno follower e condivisioni. Sebbene tutto questo sembri un po’ preistorico è qualcosa che esiste ed esisterà sempre, perché è realtà, quotidianità. E’ il personal branding offline, stancante e faticoso. Esso implica una costante capacità di confrontarsi con il pensiero altrui, di creare un rapporto di fiducia.

Tuttavia quando chiedi loro: “Perché non fai anche tu personal branding? Apri un blog, posti su LinkedIn?” Loro con grande umiltà e rammarico ti rispondono: “E’ vero, dovrei farlo, ma a volte stare dietro ai clienti, ai lavori, non mi dà il tempo di fare altro.” Il loro telefono nel frattempo squilla, ti chiedono educatamente scusa mentre li vedi già con lo sguardo altrove, con un sorriso accogliente sul volto, pronti ad immergersi in un’altra lunghissima sessione con un altro cliente, totalmente concentrati su di lui.

Buon proseguimento di vacanze a tutti…

I social media, l’occasione per le aziende di donarsi al pubblico e conquistare riconoscibilità

 

Faccio una premessa: in quanto blogger in ambito marketing e comunicazione mi imbatto spesso nello studio dei canali social, dal tipo di comunicazione alla gestione dei profili social aziendali. Per cui dopo un po’ di cose lette e scritte mi sono fatta una mia idea personale: messi da parte i grandi brand tutto il resto sembra un’accozzaglia di immagini buttate un po’ lì a caso, dove, nella migliore delle ipotesi, la riconoscibilità di quel brand è affidata esclusivamente al logo e tutto il resto del lavoro è caratterizzato da testi chilometrici abbinati ad immagini per lo più scadenti, o, se professionali, slegate l’una dall’altra.

Sono pochissime le pagine aziendali che mi colpiscono, su cui ritorno volentieri indipendentemente dal fatto che mi possano essere utili o meno. Quando ne becco una mi animo, mi piace vedere come ogni sua componente, visiva e testuale, sia perfettamente integrata. Mi piace la sensazione che provo nel visitare quel profilo, il messaggio che mi trasmettono.

L’altro giorno ad esempio mi sono imbattuta in una pagina social di una personal coach. Ho seguito, come capita sempre sui social, il like di un mio amico su facebook e anche se non ne avessi bisogno (non sto cercando un personal coach), ho visitato la pagina.

I colori tenui, rilassanti, le immagini con persone dai volti sorridenti, le frasi motivazionali, non scontate, non di quelle che puoi trovare ovunque, tutto questo ha sortito su di me un effetto positivo e mi sono immedesimata un po’ nel racconto di quella pagina.

Oggi mi è ricomparsa nel mio newsfeed e mi sono ricordata di quella sensazione e non ho potuto resistere alla tentazione di entrare di nuovo in quel mondo alla ricerca di qualcosa che potesse ispirarmi e migliorare la mia giornata.

Non è un brand famoso, ma ha uno stile suo personale, riconoscibile. E questo mi piace. Si vede che ogni contenuto è studiato, non è buttato lì a caso e ciò che mi piace è che non è mai scontato. Ce ne sono tantissimi di coach con le solite frasi motivazionali che alla fine stancano e fanno anche un po’ ridere. Esserci in maniera differente, con una propria unicità, con un proprio stile, un proprio racconto, diverso da quello degli altri. E’ questo ciò che rende riconoscibile un brand sui canali social.

Sono curiosa per natura, per questo amo lo storytelling, l’arte di creare universi narrativi coinvolgenti al punto tale da farti sentire parte integrante di essi se non addirittura il protagonista.

E mi piacciono le aziende che fanno questo sui canali social, che creano mondi in cui tu puoi entrare gratuitamente (è questo il bello dei social!) e puoi uscirne arricchito. Esperienze brevi ma intense, sono queste quelle che dovremmo sperimentare sui social. Esperienze che rendono le aziende riconoscibili e invitano l’utente a ritornarci, come si fa con gli amici a cui si è più legati: si ritorna da loro per riprovare quella sensazione di accoglienza e di affetto che solo loro possono darci.

I canali social se gestiti  in maniera professionale possono contribuire a creare relazioni coinvolgenti con gli utenti e clienti. Tutto questo è paragonabile quasi ad un donarsi, e per le aziende può davvero fare la differenza: un dono, quello della loro unicità che verrà ricambiato con la fedeltà nel tempo da parte dei clienti.

 

 

 

 

Storie di donne e lavoro: la mia verità sul mio lavoro come stagionale nel turismo e la mia passione, il mio B&B

Storia di Franca: 38 anni, un lavoro stagionale e un B&B per passione

Sono Franca ho 38 anni, sono impiegata stagionale da 8 anni e ho trasformato la mia passione per il turismo in un B&B.

Sono una donna estremamente volitiva, energica, generosa e amante della vita. Non a caso a 38 anni sono ancora in una fase di precariato sentimentale e professionale che è a dir poco inquietante. Ma non importa, io amo godere della vita e cerco di cogliere quante più opportunità possibili.

A 19 anni sono andata negli USA, ho lavorato lì per circa 10 anni ed ho ricevuto quindi un’impostazione lavorativa americana che è più o meno questa: se ti fai un mazzo così sempre sorridente, la grande mela ti dà l’opportunità di fare business. E puoi diventare qualcuno.

Poi per questioni familiari sono dovuta tornare in Italia, nella bella Italia, precisamente sulla costiera amalfitana. Paesaggi incantevoli, clima sereno, affetto dei parenti: tutto all’ inizio sembrava stupendo, meglio del sogno americano. Vuoi mettere giocarmela finalmente in casa? Poi dopo un po’ i soldi hanno incominciato a scarseggiare e quindi ho iniziato a mandare il mio cv a tutti gli alberghi della zona. Ed eccomi qui a lavoricchiare stagionalmente nel settore del turismo da circa 8 anni. Poi un giorno, un paio di anni fa, ho conosciuto una ragazza e insieme abbiamo deciso di aprire un B&B.

E qui mi sono scontrata con il mondo del lavoro italiano, che già stavo sperimentando come dipendente da anni, ma che adesso provo anche da imprenditrice. Altro che sogno americano. Sto Yes We Can qui in Italia non serve proprio a niente: burocrazia, tasse da pagare, notti insonni a risolvere problemi su problemi.

Perché continuo a farlo? Perché amo la vita e questo B&B costruito con le mie mani, sacrificio dopo sacrificio è la mia passione.

Perché non mi dedico solo al B&B? Perché in tutta onestà non potrei campare tutto il resto dell’anno. Ecco il motivo!

Risposte troppo schiette? Avreste voluto sentirvi dire che finalmente mi sono sentita libera, ho potuto fare quello che volevo. Che da quando faccio quello mi piace per me non è più un lavoro?

A sentirmi libera mi sento! Mi sento libera di decidere della mia vita e di inseguire una passione.

Ho scelto di fare altro, di non accontentarmi ma so che non avendo figli e marito, sono anche in una condizione privilegiata.

E lo sono anche perché ho un altro lavoro che mi consente una certa stabilità economica. Altrimenti a quasi 40 anni starei ancora a vivere a casa dei miei come molti dei miei coetanei.

Farcela costa sacrificio, ma vale la pena provarci. Sempre!

La storia di Daniela ci suggerisce che la realtà non è tutto rose e fiori e che si possono fare le cose ma con tanto sacrificio.

E allora perché farlo? Perché non si può vivere di solo pane. Arriva per tutti il momento in cui la vita ti chiede di metterti in gioco.

Quelli che lo fanno, non sono super felici, la loro non è un happy ending ma un happy trying, finché non ci riesco. Ma vale sempre la pena tentare!

Storie di donne e lavoro: voglio trasformare la mia passione in un secondo lavoro, ma non so se riesco a gestire tutto. Come trovare il giusto equilibrio

LA STORIA DI GIULIA MAKE UP ARTIST PER PASSIONE

Giulia ha da sempre una passione per il makeup ed è anche brava. A lavoro le sue colleghe la stalkerizzano pur di avere una rinfrescata al trucco, per farsi spiegare come si usa un determinato cosmetico piuttosto che un altro.

Lavora come segretaria part –time in uno studio medico, un lavoro che le serve per campare. Poi un giorno le viene proposta una collaborazione come make up artist in un centro estetico.

Poiché per carattere non si è mai tirata indietro, decide di lanciarsi in questa nuova avventura.

Con due lavori e due figli dopo un po’ di giorni si rende conto che, quello che avrebbe dovuto essere un secondo lavoro da affrontare senza stress, in realtà si è trasformato in un pensiero costante, quasi da non dormirci la notte.

Lei che ha sempre lavorato come impiegata si ritrova a fare la libera professionista. Nessuno però le aveva mai spiegato che dietro tutte quelle belle cose, tipo l’autonomia, la soddisfazione per fare qualcosa per cui si è portati, per cui si ha la passione, si celassero invece ansia e preoccupazioni.

La sua vita in pochi giorni si trasforma. La sera dopo aver messo a nanna i bimbi accende il computer e studia tutti i video tutorial. Scopre così l’importanza del mondo dei social per farsi conoscere. Decide quindi di aprire un profilo instagram. E anche lì altra fatica: ogni giorno al ritorno dallo studio si precipita in bagno per provare su di sé un nuovo make-up e postare la foto sulla piattaforma social.

Giulia, segretaria part-time di mattina, makeup artist nel fine settimana, mamma a tempo pieno, cerca di fare l’equilibrista per non rinunciare a questa nuova avvincente avventura.

LA SFIDA: UN PROGETTO SUPERIORE ALLE SUE CAPACITA’

Poi dopo un mese di collaborazione succede qualcosa che manda Giulia in tilt: le viene proposto di partecipare come make up artist ad una sfilata di un noto stilista della zona.

La cosa, avvincente quanto mai, la manda nella più totale disperazione. La prima fonte di disperazione sono i figli. Non può non pensare a come fare, a chi lasciarli. La seconda ansia riguarda il lavoro: il suo responsabile è molto autoritario e teme che non le concederà mai dei giorni di ferie con faciltà.

Ma dietro tutte queste preoccupazioni ce ne è una che la terrorizza più di tutte ed in realtà è il vero motivo per cui lei non se la sente di affrontare quest’incarico: Giulia sa che quel progetto è superiore alle sue capacità.

COME AFFRONTARE LA SFIDA: MAI GIUDICARSI

La storia di Giulia ci mette proprio davanti al tipico ritratto della donna di oggi: mamma, moglie, che fa due lavori, di cui uno le è indispensabile per campare e l’altro è per seguire una sua passione. Tutto questo è accompagnato da frustrazioni, stanchezza, sacrificio ma anche voglia di farcela, di concedersi una chance nella vita. Di fronte alle difficoltà la prima cosa a cui pensiamo, in maniera pragmatica è se tanto sacrificio ne valga davvero la pena.

Alt! Le nostre passioni, le soddisfazioni che ne derivano non sono mai tempo sprecato, anche se questo richiede un sacrificio superiore alle nostre forze. Bisogna mettere in conto che una volta che abbiamo messo in moto un ingranaggio non possiamo controllarlo e ci porterà su strade che nemmeno noi avremmo mai immaginato.

Quando allora si verifica quello che è successo a Giulia, ovvero la nostra seconda passione/professione, incomincia a chiederci di più, e non ci sentiamo in grado di affrontarla, cosa possiamo fare per gestire il senso di colpa e di frustrazione?

Ciò che ci può salvare è l’onestà: essere oneste con noi stesse e con gli altri. Se non ci sentiamo all’altezza di un determinato progetto, perché consapevoli di non aver mai affrontato nulla di simile in passato, di non avere le basi per portarlo a termine, allora diciamolo innanzitutto a noi stesse.

Alt! Anche qui non sono ammessi giudizi negativi nei confronti di noi stesse.

Non siamo ciò che facciamo. Quindi se non sappiamo fare una cosa perché il nostro percorso ancora non ci ha portate a realizzare nulla di simile, non significa che siamo perdenti, codarde, ecc…

Dobbiamo semplicemente concederci del tempo per migliorarci.

Una volta arrivate a questa consapevolezza possiamo affrontare gli altri e dire con grande serenità che non ci sentiamo pronte per un progetto del genere, ma che nel nostro piccolo, possiamo comunque dare una mano con quello che sappiamo fare benissimo.

Oggi spuntano fuffaroli in ogni settore, ciò che può fare la differenza è puntare davvero su ciò che sappiamo fare bene, senza improvvisarci esperti quando non lo siamo.

Fare due lavori non è facile e molti tenderanno a dirvi che non è normale, che se avete già un lavoro non è giusto che andiate a cercarvene anche un altro solo per inseguire una vostra passione. E sono proprio questi giudizi negativi che influiranno sulla vostra gestione.

Una cosa è certa: una volta che vi siete messe in gioco non avrete più voglia di tornare indietro.