Cosa hanno in comune Maometto, un monaco e un blogger?

Cosa avranno mai in comune Maometto, un monaco dell’Arabia Fenice e un blogger? Le loro storie sono strettamente legate a questa bevanda gustosa, prodigiosa, miracolosa, ovvero sua maestà il caffè.

Maometto e la scoperta della Kawa

Secondo un’antica leggenda islamica Maometto cadde in un profondo stato di abbattimento e il l misericordioso Allah lo risollevò inviandogli una bevanda nera, amara e bollente, la Kawa.

L’effetto fu così strepitoso che Maometto dopo aver bevuto la bevanda miracolosa riuscì a soddisfare ben 40 donne senza interruzione.

Il monaco dell’Arabia Fenice

Risale al XVII secolo la scoperta da parte di un pastore dell’Arabia Fenice del caffè. Mentre guidava le sue capre a pascere, si accorse che dopo essere state in un boschetto le capre saltavano allegre e quando erano tornate alla capanna non riuscivano ad addormentarsi. Pensando che fossero state stregate bussò ad un convento e chiese di parlare con un superiore. Il superiore si fece quindi condurre al boschetto  dove trovò un arboscello con dei piccoli frutti di sapore acre e astringente. Egli fu dunque colpito dallo stesso effetto che aveva colpito le capre, ovvero, dopo aver mangiato i frutti di quell’alberello non riuscì ad addormentarsi. Per sincerarsi della cosa il superiore ripeté l’esperimento con i suoi confratelli e tutti rimasero vispi e allegri per tutta la notte dopo aver assaggiato la pianticella. Da quel momento gli arabi si occuparono della vendita del caffè per i monasteri fino a diffondere il commercio in tutta Europa.

(Le storie su Maometto e il Monaco sono tratte dal libro “Manuale del perfetto amatore del caffè”, a cura di Lejla Mancusi Sorrentino, Edizioni Intra Moenia.)

Blogger

Un giorno un blogger sedutosi alla scrivania, preso da un improvviso torpore, decise di prepararsi una tazzina di caffè.  Una volta posizionata la tazzina di caffè sulla sua scrivania si rese conto che la posizione le si confaceva particolarmente. E’ come se la forma e il colore l’avessero destinata proprio a quella posizione, accanto al pc. Il blogger si alzò di scatto, come illuminato da quella visione paradisiaca. Eccitato da un quadretto così perfetto si sedette alla scrivania e incominciò a dare sfogo a tutti suoi pensieri, partorendo post su post, fino a diventare famoso. Così come Maometto riuscì a soddisfare 40 donne senza sosta, il monaco diede il via al commercio arabo del caffè, il blogger grazie al caffè divenne famoso. Da allora non si è più vista una solo foto che rappresenti il mestiere del blogger senza la famosa tazzina di caffè.

Il blogger e il potere di costruire relazioni tra azienda e cliente

Le difficoltà che incontra un blogger quando scrive per il blog di un’azienda sono davvero infinite.  Si parla di intelligenza artificiale, di ux writing, però la mentalità delle aziende non è tanto cambiata rispetto a qualche anno fa e i contenuti nella scaletta delle priorità sono sempre all’ultimo posto. Cosa significa questo per un blogger? Significa che in tempi brevissimi e senza l’aiuto di nessuno deve partorire post che siano in linea con la mission e la vision aziendale, rispecchino il tone of voice dell’azienda, assolvano al compito di raggiungere determinati obiettivi in base ovviamente al target. Tutto questo nella solitudine della sua postazione, senza poter interloquire con qualcuno che da quell’azienda si degni di dargli tutte le informazioni di cui avrebbe bisogno. Tanto il povero blogger, che deve fare? Solo scrivere! Semplice no?

Nell’immaginario collettivo della gente (ma il blogger in quanti immaginari collettivi è stato messo!?!???) la creazione di contenuti è un qualcosa di semplicissimo. Basta avere un pc e un programma word ed il gioco è fatto!

E invece deve trattare gli argomenti più disparati, dall’abbigliamento agli alimentari, dall’azienda famosissima a quella che invece è a conduzione famigliare. Ogni prodotto, ogni azienda, va poi raccontato in modo diverso, con specifiche diverse. Cosa vogliamo comunicare ai potenziali clienti? Quali sono gli argomenti di maggiore interesse? Cosa chiedono maggiormente al servizio clienti?

Bisogna poi pensare agli argomenti in base alla fase del customer journey del cliente: se non ha ancora acquistato il prodotto avrà bisogno di rassicurazioni sulla sua efficacia, deve capire che quel prodotto è proprio quello che fa per lui, che gli può risolvere i problemi; se invece il cliente ha già acquistato un prodotto avrà bisogno di capire come funziona, quali sono le caratteristiche tecniche, se ci sono funzionalità che non conosce.

Il blogger non si limita a scrivere, ragiona su tutte le informazioni che l’azienda gli fornisce (quando lo fa), altrimenti va a cercarsele da solo perché è consapevole che puoi scrivere il post più bello del mondo ma se non è utile ai clienti, se non è in linea con la comunicazione aziendale, non servirà a nulla.

Per mostrarvi come si articola la progettazione di un piano editoriale per un blog vi ripropongo la metafora, che trovo particolarmente calzante, della relazione tra due innamorati, dal corteggiamento, al primo appuntamento fino al fidanzamento.

All’inizio per conquistare una persona devi mostrare il meglio di te, i tuoi pregi, di farle capire quanto sarà bello stare con te, poi con il passare del tempo la conoscenza si trasformerà in un rapporto più profondo e in quel momento avrai bisogno di darle qualcosa di più sostanzioso, fino a che non riuscirai a conquistarla del tutto, e il vostro rapporto sarà duraturo. Ma attenzione, anche nei rapporti più consolidati non bisogna dare l’altro per scontato, per cui anche dopo aver consolidato il vostro rapporto, sarai sempre pronto ad alimentarlo.

La progettazione dei contenuti per un blog aziendale si muove allo stesso modo della metafora: agli utenti che navigano il sito aziendale per la prima volta si propongono contenuti che li conquistino, li facciano innamorare e li portino a scegliere proprio quell’azienda e i suoi prodotti. Poi il rapporto cambia, diventa più profondo e per i clienti già acquisiti si realizzano contenuti che rispecchino le loro esigenze, ovvero come funziona un prodotto, cosa fare in caso di guasto, come conservarlo e via discorrendo. Il cliente acquisito non si dà mai per scontato, ma si cerca di mantenere il rapporto vivo con lui attraverso premi, sconti personalizzati, anteprime di prodotti. Oramai lo sanno anche i piccini che è più dispendioso acquisire un nuovo cliente, piuttosto che mantenere quelli già in essere. Anche in questo caso la metafora della relazione calza a pennello. Quando si perde un cliente e ci si mette alla ricerca di un nuovo bisogna ricominciare daccapo. La fatica è doppia. Invece con un cliente già acquisito, di cui si conoscono già le preferenze dovrebbe essere molto più semplice.

La relazione con il cliente va coltivata nel tempo e i contenuti di un blog possono essere determinanti in questo.

 

 

 

Ci stiamo preparando…

Oggi ho fatto un salto in libreria e lui, il libro dal titolo significativo “Manuale del perfetto amatore del caffè”, era proprio lì davanti ai miei occhi, poggiato davanti alla cassa.

All’inizio l’ho guardato furtivamente. Poi ho approfondito la conoscenza e alla fine mi sono detta: “Inauguro una rubrica dal titolo No Caffeina No Blogging e non leggo nemmeno un libro sul caffè? Che credibilità posso mai avere?”

Detto fatto! Nel giro di pochi minuti il libro era mio!

Non vi crucciate, ho intenzione di condividere con voi tutte le scoperte che farò sul caffè leggendo questo libro.

Buon caffè a tutti. 😉

No Caffeina No Blogging

No Caffeina No Blogging è la nuova rubrica del mio blog, dove ti racconterò gli effetti magici e miracolosi del caffè sul blogger. Hai già capito di cosa sto parlando vero? Del resto oramai è risaputo che non esiste blogger al mondo che non beva caffè. Anche coloro che sono alle prime armi si adeguano al cliché e sono pronti ogni mattina a farsi un selfie dalla loro postazione di lavoro con l’immancabile tazzina di caffè.

Il rapporto tra il blogger e il caffè è intimo, intenso, quotidiano. La tua tazzina di caffè è sempre lì; cambia location, ma la tazzina è lì imperterrita, fedele. Sempre piena. Perché non è tanto importante consumare, ma è la presenza che conta. La tazzina deve stare lì, per dare un senso al mestiere di blogger. Senza la tazzina che blogger sei?

Hai mai visto una foto, dico una, in cui una postazione da blogger sia senza tazzina? Senza quel liquido scuro ed invitante che, se lo fissi, riesci a sentire pure l’odore della miscela?

Il successo di un blogger è tutto nella tazzina da caffè che decide di posizionare al suo fianco, durante le sue ore di lavoro. Sarà lei e il suo prezioso contenuto, il caffè, a lanciargli influssi positivi che lo lanceranno con successo nel fantastico mondo del blogging. Saranno loro che gli regaleranno il sorriso nelle giornate bruttissime, così come esulteranno con lui per le sue vittorie.

Signore e Signori è questa l’assoluta verità: senza la tazzina di caffè il mestiere di blogger non esisterebbe.

Podcast n.1: il mestiere del blogger oltre i luoghi comuni

In questo podcast ti racconterò del mestiere del blogger oltre i luoghi comuni.

Buon Ascolto!

Perché è fondamentale la revisione di un testo: tecniche principali

La revisione è necessaria per realizzare testi che siano privi di errori grammaticali, di battitura e significati ambigui. In quest’articolo scoprirai quanto sia importante e alcune tecniche semplici da applicare.

Succede sempre la stessa cosa, come se la vita professionale di un blogger fosse un eterno loop: dal momento in cui ti viene commissionato un lavoro a quello della consegna il tempo è strettissimo.

A te sembra sia passato un nano secondo dal momento in cui hai iniziato a scrivere la prima parola sul tuo bel foglio bianco word a quello in cui ricevi la notifica di sollecito per la consegna del testo; in realtà il tempo è andato avanti inesorabile, indifferente delle tue esigenze. E ora sei costretto a correre più veloce della luce per fare un minimo di revisione al tuo testo.

Gli esperti di settore consigliano di prendere tempo, (ad avercelo!), di lasciare il testo che hai scritto lì, da solo, per qualche giorno, prima di passare alla revisione. Ma nella maggior parte dei casi il giorno in cui ti viene commissionato il lavoro coincide con quello del reperimento delle informazioni, della stesura del testo e quello successivo con quello della consegna.

Esagerata? Forse, un pochino. Comunque ciò che conta è che abbia trasmesso l’ansia con cui un blogger si appresta a scrivere un testo. Ansia che si triplica quando decide di fare al testo un minimo di revisione.

Ma a cosa servirà mai la revisione? Se state pensando che nella maggior parte dei casi i vostri testi sono ok alla prima stesura, allora due sono le cose: o siete dei geni della scrittura o siete blogger alle prime armi.

La prima stesura di solito fa veramente schifo. Ecco perché la revisione è necessaria. Anche se vi costerà alzarvi alle 5 del mattino prima di consegnare il testo, credetemi, ne varrà la pena. Sarete sicuri di aver consegnato un testo perlomeno decente.

Quali sono i miei modi di fare revisione?

Innanzitutto i miei amici. Fortunatamente nessuno dei miei amici fa questo lavoro. Quando parlo loro di blog pensano che io scriva il mio diario segreto e se chiedo loro cose di web marketing mi guardano come se fossi un alieno.

Perché allora faccio leggere il mio testo proprio a loro, ignoranti (nel senso che ignorano l’argomento)? Perché se loro capiscono un testo sull’inbound marketing o su qualsiasi altra tematica, io so di aver vinto un premio nobel.

In secondo luogo leggo ad alta voce. Quando leggo ad alta voce mi accorgo subito se c’è qualcosa che non va. Se un periodo è contorto, per esempio. E poi riesco a leggere tutto e non salto i paragrafi come quando leggo in silenzio.

D’altronde la revisione serve proprio a questo: a scoprire tutto quello che non va, come quelle parole che tanto mi piacciono ma che sono inutili e potrebbero essere sostituite con altre capaci di dare maggiore significato al discorso.

Durante la revisione mi capita di cambiare ampie parti del testo perché mi rendo conto che la logica e la chiarezza scarseggiano.

Ecco perché è importante: mi aiuta a capire se quello che ho scritto è comprensibile e coerente con gli obiettivi e i lettori.

Se avete poco tempo a disposizione, organizzatelo anche in base alla revisione: non ve ne pentirete. Parola di blogger!

Come, quando, perché aggiornare il proprio blog

L’aggiornamento del blog deve essere costante, esso rappresenta il nostro curriculum vitae “parlante”; ci consente di allenare la nostra penna e ci tiene sempre in contatto con i nostri follower.

Questa signore e signori è la più grande sfida per un blogger: trovare il tempo per aggiornare il proprio blog. Le idee sono tante, ti frullano nel cervello quotidianamente, ma trovare il tempo per crearci un post per il proprio blog, diventa una vera e propria impresa.

Il fatto è che il mestiere di blogger per sua natura ti espone a continue sollecitazioni mentali, ispirazioni. Leggi un libro e pensi: “Dopo scrivo un post su questo libro. E’ davvero interessante.”; segui un corso fantasmagorico in comunicazione e pensi che merita davvero una menzione nel tuo blog; scopri una startup che fa cose strabilianti e non vedi l’ora di intervistare questi ragazzi che all’età di vent’anni hanno partorito un business così geniale.

E mentre pensi a tutto questo il tempo passa inesorabile e tu sei lì a macinare articoli per clienti, perché è il tuo lavoro e ti pagano per quello. Però in un angolo remoto del tuo cervello, c’è sempre quella luce accesa che ti ricorda che il tuo blog è lì da mesi senza un post nuovo, che ha bisogno di una linea editoriale, di qualcosa che urli al mondo le tue abilità professionali.

Poi arriva il giorno in cui per curiosità ritorni sopra il tuo blog e scopri che tutto sommato non ci sono articoli malvagi. Che forse una coerenza ce l’hanno le cose che ci hai buttato dentro. Il fatto è che al tuo blog sei legato da un sentimento. Grazie ad esso ogni tanto ti sei guadagnato qualche feedback positivo che ti ha cambiato la giornata e ti ha dato la certezza che in fondo qualcosa la sai pur fare.

Però non ce la fai a vederlo proprio come un lavoro. Sai che dovrebbe essere aggiornato periodicamente, sei consapevole che hai iniziato una categoria all’interno di esso che poi andava sviluppata. Sai tutto questo. Ma ti concedi il lusso di lasciarlo andare così come è, così come il tuo momento dice che dovrebbe essere. Lo lasci e lo riprendi, ma non ne puoi fare a meno. Perché è ciò che ti ricorda quanto sia importante per te l’atto della scrittura. Quella cosa che partendo dalla mente e passando per le dita delle tue mani, che vorticose digitano sui tasti, è capace di mettere in ordine pensieri sparsi in un post che ha senso.